Lettera di un giovane RSPP


Lettera di un giovane RSPP

 

Cari colleghi,

 

nella mia seppur breve esperienza di RSPP ho incontrato molte difficoltà ma mi sono tolto anche parecchie soddisfazioni.

 

Mi sono avvicinato al tema della sicurezza sul lavoro frequentando un Master organizzato dall’Università di Bologna (una delle poche Università che offre alta formazione in materia di sicurezza, ma questo potrà essere il tema di un successivo articolo…). Questo Master prevedeva uno stage che ho svolto al Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio (BO).

 

L’impatto con la struttura è stato forte, mi ha dato l’opportunità di vedere realmente come l’uso di macchinari non conformi o altre situazioni a rischio (che cerchiamo di identificare e contrastare) possano cambiare del tutto la vita delle persone.

 

Poi sono passato al lavoro sul campo molto motivato vista l’esperienza vissuta al Centro Protesi convinto che realmente questa professione possa migliorare la vita lavorativa delle persone. Ecco il giovane idealista che si scontra con la realtà.

 

Ho iniziato come tecnico commerciale in uno studio di consulenza con scarsi risultati (non credo di essere un buon venditore, o meglio, lo sono solo se sono convinto del servizio offerto al cliente sia quello giusto). Ho potuto constatare come il mercato sia inflazionato da cosiddetti “esperti del settore” che instaurano una guerra al ribasso dei prezzi dei servizi offerti…per non parlare dei documenti di valutazione dei rischi venduti a pochi euro su internet da gente che ti invia i documenti per posta senza neanche fare un sopralluogo.

 

Ho avuto poi l’occasione di “fare da solo” e di avere come riferimento le istituzioni come confronto e guida e qui posso sicuramente sottolineare piacevolmente come il personale ispettivo delle ASL ed i Vigili del Fuoco raramente si sottraggono ad un confronto e/o chiarimenti.

 

Altre criticità sono invece sicuramente legate all’ ”ignoranza” dei datori di lavoro riguardo la sicurezza che viene vista come una perdita di tempo (figurarsi che fanno fatica a muovere il sedere per partecipare alla riunione periodica 1 volta all’anno!!) . Quando poi avviene un infortunio, improvvisamente si svegliano dal torpore (forse per il timore delle responsabilità penali – amministrative?). ed è allora che inizia la “caccia al responsabile”.

 


 

Si potrebbe sicuramente far notare come innumerevoli studi abbiano dimostrato come gli investimenti in sicurezza producano un ritorno di immagine (pareri favorevoli delle parti sociali,miglioramento della percezione esterna dell’azienda…) , un aumento della produttività.

 

Un ambiente sicuro e sano produce un miglioramento delle condizioni di lavoro e quindi un aumento della produttività ecc. ecc.

 

La criticità è quindi rilevabile nella difficoltà nel far percepire ai datori di lavoro che la sicurezza non è solo un obbligo legislativo ma è possibile interpretarla come un ottimo investimento (altro tema di possibile approfondimento).

 

Sono quindi presenti luci ed ombre. Devo dire in tutta onestà che il nostro lavoro (almeno per quanto mi riguarda) è davvero molto interessante, soprattutto per il suo carattere interdisciplinare dato che si spazia dalla matematica ad esempio nell’applicazione degli indici (NIOSH,MAPO… ) a nozioni di medicina del lavoro per relazionarci con il Medico Competente, alla comunicazione sia scritta che verbale ecc…

Spero di mantenere negli anni questo entusiasmo, anche se a volte frasi come “è tutta carta ! ”, oppure la confusione del legislatore (es. nella valutazione dello stress lavoro correlato) ti fanno cadere le braccia credo che si debba andare avanti sapendo che in fondo facciamo una delle professioni più belle che offre questo “povero mercato del lavoro”.

Saluti

Davide

 


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