newsletter diario prevenzione – 25 febbraio 2015 – vol.n° 102


 
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25 febbraio 2015 – vol.n° 102

notizie, documenti e link sui temi del governo dell’ambiente
della salute e della sicurezza nel lavoro e sulla responsabilità sociale d’impresa

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JOBS ACT : COSA CAMBIA NELLA GESTIONE SALUTE E SICUREZZA NEL LAVORO

Cosa cambiano le nuove norme in materia di diritto del lavoro per quanto riguarda la qualità della gestione dei rischi per la salute e la sicurezza nel lavoro?  Dal punto di vista formale, per il momento, al di là della complessa vicenda dell’istituzione dell’Agenzia unica delle ispezioni sembrerebbe non cambiare nulla.

Ma non è vero. Jobs Act nei fatti ridisegnerà nei prossimi mesi e più in profondità nei prossimi anni i sistemi di relazione e potere  tra lavoratori e impresa, tra lavoratori e lavoratori e tra lavoratori e rappresentanza sindacale (Rsu e Rsa) e di scopo (Rls). Cercheremo di prefigurare in questo primo breve articolo e successivamente in profondità quali sono gli scenari attesi dell’impatto che avrà Jobs Act sulla  gestione della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro.

Il primo aspetto che subirà una trasformazione profonda e radicale sarà la possibilità e agibilità dei lavoratori e delle lavoratrici  di esprimere con la partecipazione il proprio punto di vista su aspetti critici della gestione della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro.

La storia della crescita della partecipazione dei lavoratori nei luoghi di lavoro, dagli anni ’70 in poi,  ha coinciso con un feed back continuo tra lavoratori e impresa  che è servito in molte  imprese per migliorare le modalità di gestione della sicurezza e delle condizioni di lavoro. La partecipazione dei lavoratori nelle imprese più illuminate è stata favorita dalla continuità dei rapporti di lavoro, dalla consapevolezza dei lavoratori che con il loro contributo di conoscenza sul campo aiutavano l’impresa a migliorare il lavoro e le condizioni di lavoro.

I lavoratori hanno fatto esperienze di partecipazione e hanno contribuito a migliorare la qualità del lavoro e della gestione degli aspetti critici riguardanti anche salute e sicurezza.

Le persone partecipano quando sanno di essere ascoltate e che in qualche misura il loro contributo di partecipazione conta e serve a migliorare la condizione complessiva del lavoro.

Tutto questo sarà ancora possibile dopo la ventata di cultura autoritaria e dirigista contenuta in filigrana nel dispositivo del Jobs Act ? I fattori negativi che taglieranno le gambe a qualsivoglia processo partecipativo sono intrinseci alla filosofia della norma.

Immaginiamo il vissuto non detto che passa per la testa di tante persone in queste ore. Sei un lavoratore anziano con esperienza e con qualità nel lavoro ma sei fuori “moda” in tempi della  “rottamazione”, non sei più un target sul quale l’azienda investirà. Eccoti pronto, se rompi le scatole, una bella procedura legale di autentico mobbing: il demansionamento con relativa riduzione del salario…
Il demansionamento è una delle esperienze più devastanti l’identità  e l’autostima della persona.
Se poi si vuole andare oltre c’è sempre il licenziamento per ragioni economiche ….

Questo potrebbe essere, purtroppo,  il  Jobs Act per voi,  cari ragazzi e ragazze nati negli anni ’50 …

Questo vale anche per i quarantenni e cinquantenni. Se questo sarà il clima in molte  aziende nei prossimi mesi, speriamo di sbagliare, si accrescerà nel silenzio la sofferenza e il rancore sociale che in genere non ha mai prodotto lavoro in qualità nè nulla di buono, neanche per i padroni.

Il peggio sarà la competizione silente tra colleghi nella triste gara di compiacere chi ha un pò più di potere sul tuo futuro di lavoratore, sul permesso per assistere il genitore anziano, sulla miriade di piccole cose della vita quotidiana nel lavoro e oltre. Chi conosce gli ambienti di lavoro sa di cosa parlo.

Sei un lavoratore giovane o una ragazza new entry, assunta con l’incentivo degli sgravi fiscali, ti faranno assaggiare per un pò un lavoro a tempo indeterminato … in alcuni casi soltanto fino all’esaurimento del beneficio fiscale… Il rinnovo del contratto, il passaggio concreto alle “tutele crescenti” sarà collegato alla sottomissione e adattamento passivo a ogni richiesta della gerarchia di prossimità, il team leader, il caporeparto. Sfortunati coloro che capiteranno sotto un team leader o caporeparto cattivello e un pò sadico.

La speranza per ciascuno di questi giovani e ragazze è quella  di capitare in un’azienda eticamente corretta che non intenda abusare dell’eccesso di potere che il Jobs Act ha attribuito all’impresa togliendo molti paletti rispetto agli abusi possibili da parte delle gerarchie intermedie e di prossimità.

Tutto questo rende molto più complessa la gestione dei rischi per la salute e la sicurezza: la partecipazione dei lavoratori in molte realtà sarà debole o totalmente subalterna. I rischi “psico-sociali” verosimilmente non saranno visualizzati e affrontati. Le nuove patologie da lavoro attese, oltre a quelle tradizionali saranno quelle “psicosociali”. [Vedi Rapporto Eisener 2 in questa stessa newsletter]

Ci sarà un clima diverso nelle aziende, con più silenzio, il non detto da parte dei lavoratori sarà la “comunicazione” prevalente, la prevenzione e la tutela della salute saranno più difficili in mancanza della partecipazione attiva dei oggetti interessati.

Questo scenario che prospetto è anche un’ipotesi di ricerca : sarei felice di essere smentito, tra qualche tempo,  come incorreggibile pessimista. In ogni caso i sindacati dei lavoratori si trovano di fronte ad una formidabile sfida su come, con la ricerca, riapprendere ad essere animatori di partecipazione in un contesto ancora sconosciuto come lo fu per qualche tempo il sistema produttivo dopo la ristrutturazione degli anni ’60. Allora le OO.SS  riuscirono a individuare il nuovo soggetto trainante la partecipazione che animò straordinarie lotte per il miglioramento della salute  e della sicurezza e delle condizioni di lavoro, l’operaio della linea di montaggio. Ora quel soggetto non è più trainante e le nuove serialità innovative sono tutte da scoprire.  Senza ricerca per una adeguata conoscenza del lavoro di oggi non c’è la speranza d’innovare il modo di lavorare del sindacato e il sindacato e migliorare le condizioni di lavoro , in salute e sicurezza.

Gino Rubini, editor di diario prevenzione

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NOTIZIE AMBIENTE
SALUTE
SICUREZZA LAVORO

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Primi risultati della seconda indagine Osha Eu su scala europea sulle imprese

È attualmente disponibile una selezione dei principali risultati di ESENER-2, la seconda edizione dell’indagine europea faro sulle imprese sui rischi nuovi ed emergenti condotta dall’EU-OSHA.
L’indagine ha studiato gli aspetti della salutre e sicurezza sul lavoro (SSL) presso circa 50 000 imprese in tutta l’Europa, incentrandosi sui rischi psicosociali e sulla gestione della SSL.
I partecipanti hanno risposto a domande sui principali fattori di rischio nelle loro imprese riferendo su come e perché li gestiscono nonché identificando le barriere che ostacolano la prevenzione.

Scarica i primi risultati di ESENER-2 (in inglese)

https://osha.europa.eu/en/publications/reports/esener-ii-first-findings-4p.pdf/view

fonte OSHA.EU

https://osha.europa.eu/it/teaser/first-findings-from-our-second-europe-wide-survey-of-enterprises

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Le iniziative programmate il 13 marzo 2015 a Ravenna  in occasione dell’anniversario della tragedia della Mecnavi con invito alla partecipazione.

Programma Iniziative

http://www.diario-prevenzione.it/interim/13%20marzo%202015.pdf

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24/02/2015 – Diseguaglianze sociali nella mortalità in Italia

Gavino Maciocco

Il Libro Bianco sulle diseguaglianze di salute in Italia raccoglie le principali conoscenze scientifiche attualmente disponibili a livello nazionale e rivela il potenziale di salute che si può guadagnare controllando le diseguaglianze di salute. E’ stato stimato che l’eliminazione delle diseguaglianze associate al livello d’istruzione porterebbe, in Italia, a una riduzione di circa il 30% della mortalità generale maschile e quasi del 20% di quella femminile.

segue su saluteinternazionale.info

http://www.saluteinternazionale.info/2015/02/diseguaglianze-sociali-nella-mortalita-in-italia/

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EVENTI

TERZA CONVENTION NAZIONALE DEI DIRETTORI DEI DIPARTIMENTI DI PREVENZIONE DELLE AZIENDE USL D’ITALIA

L’obiettivo di questa Convention è un confronto serrato sullo stato della Prevenzione in Italia analizzando i risultati del precedente Piano Nazionale della Prevenzione e alla luce del nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2014-18.
In un momento di profonda crisi del sistema sanitario è fondamentale pertanto che la “comunità degli artefici della prevenzione” nel Paese si consolidi e faccia rete.
Infatti in una particolare situazione di carenza di risorse, la prevenzione può rappresentare “un vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di vasi di ferro”.
Oltre ai proclami, il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2014-18 riuscirà a rilanciare concretamente la prevenzione e la sanità pubblica in Italia?
Quale ruolo dei Dipartimenti di Prevenzione in questa delicata fase del Paese?
Quali rapporti di collaborazione tra la Sanità Pubblica Umana e la Sanità Pubblica Veterinaria?
Come implementare la sicurezza alimentare nel Paese?
Infine, l’Osservatorio Italiano della Prevenzione come possibile strumento di conoscenza per oppor-tune scelte di salute preventive?
A tutti questi interrogativi cercheremo di offrire alcune risposte concrete e propositive.

PROGRAMMA LAVORI

http://www.diario-prevenzione.it/interim/Verona%2010%20aprile%20Convention%20Dipartimenti%20di%20Prevenzione.pdf

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A PROPOSITO DEL DECRETO SULL’AGENZIA UNICA PER LE ISPEZIONI DEL LAVORO

In  queste ore al Consiglio dei Ministri arriverà un Testo sulla Agenzia per le Ispezioni, di fonte interna al Ministero del Lavoro e quindi il livello di attenzione è tornato alto. Dopo avere ottenuto non senza fatica una formulazione corretta nella delega del Jobs Act come sempre la sarabanda riprende.

Per favorire una  puntuale conoscenza di ciò che si sta prefigurando nel campo della Prevenzione pubblichiamo il Testo sulla Agenzia delle ispezioni, il Comunicato della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione, un Report di dati sulle attività svolte dai Servizi di Prevenzione delle Regioni. editor

DOCUMENTAZIONE

1)  Il Testo del Decreto  sulla Agenzia delle ispezioni

http://www.diario-prevenzione.it/agenzia/AgenziaUnica_testoDecreto.pdf

2)  Il Comunicato della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione. SNOP

http://www.diario-prevenzione.it/agenzia/AGENZIA_18_02_15.pdf

3)  Report di dati sulle attività svolte dai Servizi di Prevenzione delle Regioni

http://www.diario-prevenzione.it/agenzia/Agenzia%20qualche%20numero.pptx

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Numero della Newsletter Medico Legale Inca Cgil  6°/2015
Esposizione a silice nella lavorazione dei marmi tecnici

Sul Giornale Italiano di Medicina del lavoro ed Igiene Industriale sono stati pubblicati i risultati delle indagini ambientali condotte nel territorio delle aziende  USL 11 di Empoli e 3 di Pistoia in alcune aziende che utilizzano questi nuovi materiali rilevando valori di esposizione a silice libera tra gli addetti molto elevati. Nella USL 11 di Empoli è stata condotta anche un’indagine sanitaria tra i lavoratori addetti che ha permesso di riscontrare n. 7 casi di silicosi di cui due gravi in un gruppo di 29 lavoratori.

L’esposizione a silice libera cristallina è un rischio noto per il comparto lavorazione lapidei. Nell’ultimo decennio si sono diffusi nuovi materiali sintetici, creati all’inizio degli anni 80 in Israele ed in Spagna, costituiti da un agglomerato di quarzo e resina, con un contenuto in silice libera cristallina molto elevato (oltre il 90%). Sono commercializzati in lastre del tutto simili a quelle dei materiali naturali e lavorati nello stesso modo. Esteticamente sono quasi indistinguibili dai materiali naturali; possono anche essere variamente colorati e decorati. Hanno ottime qualità merceologiche che li fanno preferire alla pietra naturale: resistono ai graffi agl’urti e non si macchiano. Vengono utilizzati soprattutto per la costruzione di piani di cucina, bagni, banconi per negozi ecc.

L’indagine. Nel territorio delle Aziende USL 11 di Empoli e 3 di Pistoia sono state condotte indagini tese ad approfondire i rischi legati alla lavorazione dei conglomerati in quarzo. Il ciclo lavorativo prevede il taglio della lastra con seghe (a ponte e a bandiera), una prima lucidatura della superficie con la macchina lucidatrice, il taglio e l’incisione della lastra con il pantografo a controllo numerico e la finitura del bordo (lucidatura e sagomatura) con lucida coste. Tutte queste operazioni sono eseguite con abbattimento ad umido delle polveri prodotte, ottenuto con un getto d’acqua nel punto di lavorazione.

L’acqua ha anche una funzione di raffreddamento della lama nelle operazioni di taglio. Ci sono poi alcune lavorazioni di rifinitura che devono essere eseguite a secco con utensili manuali (smerigliatrici angolari): sono tutte le rifiniture in punti di difficile accesso, quali angoli, bordi ecc…Le lavorazioni a secco sono effettuate posizionando le lastre su banchi dotati di aspirazione perimetrale e dal basso o in prossimità di pareti aspiranti. In ogni caso l’abbattimento delle polveri è ad acqua. Il lavoratore appoggia il pezzo da rifinire direttamente sul banco, ma spesso la dimensione delle lastre in lavorazione è tale che i punti di aspirazione, presenti sul piano di appoggio, sono occlusi. Ciò unito all’elevata velocità di formazione delle polveri determina una scarsa efficacia di cattura. Pertanto il rischio per la salute dei lavoratori esposti a quarzo è particolarmente elevato nelle operazioni di rifinitura a secco. Inoltre, essendo alto il contenuto di silice libera presente nei conglomerati di quarzo, la polvere prodotta è estremamente pericolosa. Nel periodo 2011-2013 nel territorio dell’Azienda USL 11 di Empoli sono state controllate tutte le aziende del comparto lapideo (22 aziende), tra queste 8 avevano utilizzato negli anni conglomerati di quarzo (29 lavoratori). Tre aziende ne facevano un uso continuo sebbene non esclusivo. Nelle 3 aziende che maggiormente utilizzavano conglomerati sono stati eseguiti campionamenti personali, utilizzando la testa di campionamento CIP 10 con flusso 10 l/m e filtri in poliuretano. La determinazione analitica delle polveri respirabili è stata effettuata mediante metodo gravimetrico con bilancia elettronica Sartorius mod.ME363-OCE. La determinazione della silice libera cristallina (quarzo-alfa) viene eseguita mediante diffrattometria a raggi x (diffrattometro Bruker D8 ADVANCE).

Gli esami sono stati effettuati presso il Laboratorio di Sanità Pubblica dell’Azienda ASL 7 di Siena.

I 60 lavoratori del comparto sono stati sottoposti a controllo sanitario con effettuazione o rilettura di Rx torace secondo il metodo ILO-BIT. Allo stesso modo è stata condotta  un’indagine che ha comportato l’effettuazione di campionamenti personali, nel territorio dell’Azienda USL 3 di Pistoia, dove nel periodo 2013-2014 sono state controllate n. 5 aziende.

LA NEWSLETTER INCA CGIL  N° 6/2015

http://www.diario-prevenzione.it/newsletter/inca_cgil_06_2015.doc

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Farmaci: aumenta consumo ma spesso italiani li usano male

Gli italiani consumano sempre più farmaci ma in molti casi li utilizzano male, con un grande spreco in termini di risorse per il Sistema sanitario nazionale. E’ ciò che emerge dal Rapporto Osmed dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), relativo all’uso dei farmaci nei primi mesi nove mesi del 2014.
I consumi nel 2014 aumentano sia pure lievemente, con i farmaci per il sistema cardiovascolare che si confermano i più utilizzati. In totale, sono stati acquistati infatti 1,3 milioni di confezioni. Il maggior utilizzo si registra nel Centro-Sud, il Lazio si colloca al primo posto per dosi medie giornaliere per mille abitanti (1.184), seguito da Calabria, Puglia e Sardegna. Bolzano, Liguria e Veneto fanno invece registrare i valori più bassi. Gli italiani hanno acquistato in media, tra gennaio e settembre 2014, 23 confezioni di medicinali e i farmaci più utilizzati sono stati, ancora una volta, quelli del sistema cardiovascolare. La spesa pubblica, invece, vede al primo posto gli antitumorali.
Dal rapporto dell’Aifa, emerge che nei primi nove mesi del 2014 la spesa farmaceutica nazionale totale (che comprende i farmaci distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e quelli acquistati e dispensati dalle strutture sanitarie pubbliche) è stata pari a 19,9 miliardi di euro, il 75,6% dei quali rimborsato dal Servizio sanitario nazionale. La spesa farmaceutica territoriale a carico del Ssn, che comprende i farmaci distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private e la distribuzione diretta e per conto, è stata pari a 8.769 milioni di euro (144 euro pro capite circa), con una riduzione dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La causa della riduzione della spesa, pari al -2,2%, è stata la diminuzione dei prezzi (-3,2%), mentre si assiste allo spostamento di lieve entità dei consumi da specialità più costose verso quelle meno costose (effetto mix negativo: -0,8%) e a un aumento delle quantità di medicinali prescritti (+1,9% in termini di dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti).
La spesa sostenuta dai cittadini per ogni compartecipazione a loro carico (ticket regionali e differenza tra il prezzo del farmaco acquistato dal cittadino e il prezzo di riferimento dei medicinali a brevetto scaduto) ha fatto registrare un’ulteriore crescita, risultando complessivamente pari a 1.121 milioni di euro, con un incremento, rispetto al 2013, del 4,4%. La spesa privata, comprendente tutte le voci di spesa sostenute dal cittadino, ha registrato una riduzione dell’0,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. Nei primi nove mesi del 2013 la spesa per i medicinali acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è stata pari 108,8 euro pro capite, in crescita del 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In media sono state somministrate ogni giorno 159,4 dosi ogni mille abitanti, in aumento del 4,3% rispetto all’anno precedente.

Fonte: http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/rapporti-osmed-luso-dei-farmaci-italia

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Difendersi dallo Stress lavoro-correlato: la pratica della mindfulness

L’impatto negativo dello stress lavoro-correlato sui lavoratori e sulla produttività e la prevenzione e gestione del malessere lavorativo attraverso la pratica della Mindfulness. A cura di Massimo Servadio.

Nel corso degli ultimi anni è notevolmente cresciuta la consapevolezza di come lo  stress lavoro-correlato possa determinare un impatto negativo sia sulla salute psicofisica degli individui che sull’efficacia ed efficienza produttiva. Ad oggi questo fenomeno è da considerarsi non più come rischio emergente, bensì come una concreta minaccia in grado di interessare trasversalmente qualsiasi settore lavorativo, qualsiasi azienda, a prescindere dalle dimensioni, e ciascun lavoratore. Un dato su tutti: nell’Unione Europea lo stress legato all’attività lavorativa rappresenta il secondo problema di salute più comune nel mondo del lavoro, dopo i dolori alla schiena. I costi conseguenti, che si ripercuotono sull’intera società, sono particolarmente significativi ed ammontano a diversi miliardi di Euro l’anno.

>>>> segue su fonte puntosicuro.it >>>

http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/rischio-psicosociale-stress-C-35/difendersi-dallo-stress-lavoro-correlato-la-pratica-della-mindfulness-AR-14592/

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“Sulla Concordia errori a catena, violate procedure e norme di prevenzione”

Per l’avvocato Giuseppe Quartararo, che ha rappresentato l’Inail nel processo per il naufragio del 13 gennaio 2012, Francesco Schettino, condannato a 16 anni di reclusione, non è l’unico responsabile del disastro: “Confidiamo nelle motivazioni perché si faccia chiarezza su quanto è realmente accaduto quella sera”

GROSSETO – “Una condanna a 16 anni, a fronte di una veemente richiesta dalla procura di Grosseto, è una conferma che le violazioni delle procedure e delle norme di prevenzione degli infortuni sono state il frutto di una catena di gravissimi errori, in cui Schettino è solo uno di coloro che rivestivano una posizione di garanzia, anche se molto rilevante”. Lo ha detto l’avvocato Giuseppe Quartararo, che ha rappresentato l’Inail nel processo per il naufragio della Costa Concordia avvenuto all’Isola del Giglio il 13 gennaio di tre anni fa.

L’accusa aveva chiesto 26 anni e tre mesi di carcere. Mercoledì scorso il tribunale di Grosseto ha giudicato l’ex comandante della Concordia colpevole di tutti i reati che gli erano contestati: omicidio plurimo colposo e lesioni colpose per i 32 morti e i 157 feriti del disastro (10 anni), naufragio colposo (cinque anni) e abbandono della nave (un anno di condanna compreso l’abbandono di incapaci). In tutto 16 anni di reclusione – cui si somma un mese di arresto per aver dato informazioni non corrette alla capitaneria di porto – dieci in meno rispetto ai 26 anni e tre mesi chiesti dall’accusa.

L’ex comandante e la Costa dovranno risarcire 12,3 milioni. Dopo quasi otto ore di camera di consiglio, i giudici hanno anche stabilito che Francesco Schettino e la Costa, responsabile civile in solido con l’ex comandante, dovranno risarcire complessivamente 12,3 milioni di euro a naufraghi ed equipaggio della nave, oltre ad alcuni enti e associazioni che si sono costituiti parte civile nel processo. Dal dispositivo della sentenza letta dal presidente del collegio giudicante, Giovanni Puliatti, emerge che i passeggeri e l’equipaggio dovranno essere risarciti con quattro milioni di provvisionali e quasi 2,8 milioni di danni definitivi. Sarà risarcita anche l’unica vittima dei 32 deceduti sulla nave per cui qualcuno si è costituito nel processo: una cittadina tedesca senza eredi che è stata rappresentata dal suo governo. I parenti delle altre vittime, infatti, avevano già trattato i risarcimenti fuori dal procedimento.

All’Istituto una provvisionale di 360mila euro. Agli enti – tra cui figurano la Regione Toscana, la Provincia di Grosseto, il Comune di Isola del Giglio, i Ministeri dell’Ambiente, dell’Interno, delle Infrastrutture e della Difesa, il Dipartimento della Protezione Civile, la Presidenza del Consiglio e l’Inail – Schettino e la Costa dovranno invece versare cinque milioni e 510mila euro. All’Istituto, in particolare, il tribunale di Grosseto ha riconosciuto un risarcimento di 360mila euro da liquidarsi a titolo provvisionale. “Confidiamo molto nelle future motivazioni della sentenza – ha spiegato l’avvocato Quartararo – auspicando che il collegio, come la parte civile Inail ha più volte richiesto, faccia davvero chiarezza su quanto realmente quella sera doveva essere fatto e non è stato fatto, non solo da Schettino”.

fonte INAIL.IT

http://www.inail.it/internet/salastampa/SalastampaContent/PeriGiornalisti/news/p/dettaglioNews/index.html?wlpT38004188511402998251274_contentDataFile=UCM_170110&_windowLabel=T38004188511402998251274

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LE NOTIZIE DELL’ASSOCIAZIONE AMBIENTE LAVORO

mercoledì 18 febbraio 2015

UNI: Norma UNI 11570, progettazione di un sistema di ascensori

INAIL: Pubblicato volume sui carrelli semoventi a braccio telescopico

INAIL: Termine per il pagamento dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali

INAIL: Due software per la sicurezza del macchinario

G.U. Reg. FVG: Modifiche in materia di operatori per la prevenzione, soccorso e sicurezza sulle piste di sci

G.U. Reg. Toscana: Nuove disposizioni in materia di requisiti igienico-sanitari delle piscine

G.U. Reg. Toscana: Norme in materia di tutela e difesa dei consumatori

Sociale: “Lasciati guidare” un vademecum on line per il turismo accessibile

Sociale: Il Carnevale dei bambini con disabilità

CGIL Lombardia: Progetto teatrale “Buon Lavoro”

Iniziative: M’illumino di meno 2015

Iniziative: Safer Internet Day 2015

Confartigianato: Varato il “Testo Unico dell’Artigianato” dal Consiglio Regionale del Lazio

Forum Terzo Settore: Barbieri confermato Portavoce

>>>Vai all’elenco completo delle NEWS

>>>SENTENZE

leggi tutto su

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4558&Itemid=2

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Austerity

I tagli del personale negli ospedali dell’Irlanda del Nord hanno  incrementato gli attacchi violenti a infermieri e medici da parte di pazienti e loro parenti

Nell’ultimo anno sono stati registrati oltre 6.200 attacchi contro gli operatori sanitari. Tuttavia, il personale ed i sindacati hanno detto che la cifra reale sia molto più alta perché molti altri non vengono denunciati.

Patricia McKeown dal sindacato dei lavoratori sanitari Unison ha avvertito che la situazione stava peggiorando.

Ha descritto alcuni reparti ove il personale sanitario  è lasciato ad affrontare il peso della rabbia dei pazienti.

L’assalto ha portato a richieste di pene detentive automatici di delinquenti che attaccano gli operatori sanitari.

Alcuni degli esempi più scioccanti di violenza sono:

Un infermiere ausiliario subito un occhio danneggiato dopo essere stato preso a calci in faccia da un paziente violento;
Un assistente sociale è stato morso e accoltellato nel braccio, il viso e la testa con una penna;
Un lavoratore è stato lasciato debole e senza fiato dopo essere stato preso a calci nel petto;
Una lavoratrice ha avuto una parte dei suoi capelli strappati fuori e stato morso, graffiato e calci;
Un’infermiera ha subito un naso fratturato dopo essere stato un pugno in faccia.

Ieri un paramedico ha subito un labbro tagliato dopo essere stato attaccato da un paziente violento a Londonderry.  Un maschio di 23 anni è stato successivamente arrestato con l’accusa di aggressione.

Nei 12 mesi fino lo scorso aprile sono stati segnalati un totale di 6.091 attacchi fisici per il personale attraverso i cinque Aziende sanitarie.

Un ulteriore 116 assalti hanno avuto luogo contro paramedici del Servizio Ambulanza.

2.092 episodi di violenza sono stati segnalati dal Belfast Trust.

L’ex ministro della sanità Edwin Poots, ora membro della Commissione Giustizia dell’Assemblea, ha detto pene detentive dovrebbero essere considerati per i trasgressori violenti.

“Condanna Obbligatorio per gli attacchi contro il personale ospedaliero è una cosa che penso che potremmo prendere in considerazione”, ha detto.

Mr Poots ha detto che non vi era alcuna giustificazione per la violenza.

“Le persone che stanno cercando di aiutare non meritano di essere colpiti, morsi, presi a calci, graffiato o chiamati nomi vili”, ha aggiunto.

“Sono stato testimone, come qualcuno che era in ospedale con un parente e, come ministro della Salute, dove le persone si comportavano spaventosamente.

“Trovo tutto ciò è assolutamente abominevole e inaccettabile, e ci deve essere un atteggiamento di tolleranza zero.”

L’articolo prosegue alla fonte  Belfasttelegraph.co.uk

http://www.belfasttelegraph.co.uk/news/northern-ireland/seventeen-attacks-every-day-on-frontline-medics-in-northern-ireland-30997710.html

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DECALOGO PER LA PREVENZIONE – CASACLIMA – BALCONI PERICOLOSI

Oltre  20 anni fa, girando per fiere e mercati soprattutto all’estero alla disperata ricerca di prodotti, soluzioni, materiali informativi,  insomma strumenti che potessero aiutare chi si occupava di sicurezza sul lavoro, mi sono imbattuto in un segnalibro realizzato da un’associazione giovanile austriaca per l’apprendistato.

Il segnalibro, o meglio i segnalibri che io ho riunito, riportano in maniera schematica 7 principi, ripresi dalla direttiva 89/391 e che noi avremmo poi trascritto nell’art. 3 del D.Lgs. 626/94 (Misure generali di tutela).
La traduzione fatta allora non è del tutto puntuale ma le vignette sono esaustive: (1) Riconoscere il pericolo (2) Valutare il pericolo (3) Eliminare il pericolo (4) Trovare un’alternativa (5) Trovare un dispositivo di sicurezza (6) Protezione individuale (7) Darsela a gambe.

l’articolo segue sul Blog di Franco Mugliari

http://muglialafuria.blogspot.it/2015/02/decalogo-per-la-prevenzione-casaclima.html

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LA RIVISTA RLS 2087 CHIUDE L’EDIZIONE CARTACEA E VA SUL WEB ….

“..Quello che state leggendo è l’ultimo numero di 2087. La testata passa sul web, cambiando direzione, all’interno del portale Rassegna.it. Dopo sedici anni di pubblicazioni finisce dunque il giornale con il quale abbiamo cercato di contribuire a far vivere il più importante principio tra quelli che condizionano le possibilità di successo della prevenzione: la partecipazione dei lavoratori….. ”

Questo è l’inizio dell’editoriale con il quale l’attuale gerenza di 2087 si congeda dai lettori di questa importante Rivista su salute e sicurezza. Dopo 16 anni di lavoro  questa piccola e molto importante  rivista cartacea dedicata alla salute e alla sicurezza nel lavoro si trasferisce sul web.
Dispiace e per certi versi preoccupa la scomparsa di una Rivista cartacea di valore che negli anni ha svolto un ruolo di divulgazione attenta e sensibile alla partecipazione dei soggetti portatori del bene salute.

Preoccupa che questo avvenga in un momento nel quale i lavoratori sono sotto un attacco brutale per togliere loro il diritto fondamentale: la possibilità di partecipare con il proprio punto di vista autonomo al miglioramento della qualità del lavoro e delle loro condizioni di vita nel lavoro.
Il nostro augurio rivolto alla nuova gerenza è quello di continuare il lavoro svolto da 2087 trasferendo sul web il meglio di questa importante esperienza editoriale.
Il web è un altro mondo, un altro ambiente, un altro linguaggio, un altro modo di fare e ricevere informazioni. Il web è rapido ma non sempre è portatore di contenuti frutto di riflessione e di approfondimenti… Il web.2 può offrire spazio alla partecipazione dei Rls ma al contempo può divenire una potente “macchina” riproduttrice di luoghi comuni…
Speriamo che il progetto editoriale via web sia stato progettato con cura e abbia successo: fare un buon portale web che funzioni e sia efficace nella comunicazione per certi versi è più difficile e complicato che fare una rivista cartacea… Lo diciamo con l’esperienza di quasi 20 anni di progettazione e gestione di Diario per la Prevenzione on line.

Un caro saluto, un ringraziamento di cuore  ed un abbraccio a Diego Alhaique e a tutta la redazione di 2087 che per 16 anni hanno tenuto aperto un importante spazio d’informazione e produzione di conoscenza che è stato utile per sostenere la partecipazione dei lavoratori nelle iniziative di tutela della propria salute.

Gino Rubini, editor di Diario per la Prevenzione

L’ULTIMO NUMERO DI 2087

http://www.diario-prevenzione.it/riviste/2087-12-2014-completo.pdf

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L’OBBLIGO DATORIALE DI ASSEGNARE IL LAVORATORE A MANSIONI COMPATIBILI COL SUO STATO DI SALUTE

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Cass.Pen.,Sez. 4, 9 ottobre 2014, n. 42235)  bene illustra il significato dell’obbligo generale configurato nell’art. 2087 c.c. e di quello speciale definito nell’art. 18, comma 1, lett. c) del D.Lgs. 81/08.
Art. 2087.
Tutela delle condizioni di lavoro.
L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro

Articolo 18 – Obblighi del datore di lavoro e del dirigente
1. Il datore di lavoro, che esercita le attività di cui all’articolo 3, e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse attività secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono:
c) nell’affidare i compiti ai lavoratori, tenere conto delle capacità e delle condizioni degli stessi in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;

Entrambe le previsioni di legge mostrano, con carattere di evidenza, come il datore di lavoro debba essere “sostenuto”, nell’adempimento dell’obbligo, da  figure specialistiche individuate dalla norma. In primo luogo, relativamente agli aspetti sanitari e di igiene del lavoro, il medico competente.

In quell’ambito, infatti, le “misure”, le “capacità” e le “condizioni” posso essergli rese soltanto dall’attività propria e consulenziale del medico competente; prevalentemente (ma non solo) tramite l’esplicazione della sorveglianza sanitaria e l’espressione dei giudizi di idoneità.

SEGUE SU >>>

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4553&Itemid=53

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Making occupational illness visible: a call for a coalition between scientists and workers
    S

Sul sito del Centro di studi in tema di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (ETUI) del Sindacato europeo sono disponibili le presentazioni del seminario tenutosi il 30 gennaio us dal tema “emersione delle malattie legate al lavoro – per una coalizione fra mondo scientifico e lavoratori”
10 February 2015

Making occupational illness visible: a call for a coalition between scientists and workers

Some forty trade unionists and researchers coming principally from Belgium, France, The Netherlands, Spain and Italy took part in a seminar organised jointly by the ETUI and the Belgian association Santé & Solidarité. The purpose of the event was to present projects involving participation by both researchers and workers in the service of a common goal, namely, to make the impact of work on health visible. Of some 30 initiatives submitted to the organisers following a call for proposals, seven were selected and presented on 30 January in Brussels.

In an opening presentation, ETUI researcher Laurent Vogel deplored the fact that the scientific and institutional instruments in place to date have not served to promote public awareness of the considerable impact exerted by our work on our health. He pointed out that the official occupational disease statistics represent merely the tip of the iceberg in terms of the myriad links between work and ill health. Existing provision in this sphere fails to tackle numerous relevant aspects and issues such as the true state of working conditions, the gender dimension, the fate of workers excluded from work on grounds of ill health, or of those who have already entered retirement.

Another important gap relates to awareness-raising among workers in relation to the health implications of their occupational activity. For this reason, Mr Vogel called for a coalition between researchers and workers designed to make this frequently neglected dimension of the situation more visible.

The first of the initiatives presented on 30 January provides a good illustration of the ETUI researcher’s point. It related to a research project on occupational cancers that grew out of a movement of dockworkers at Nantes-Saint-Nazaire. Having noted a high number of cancers among their co-workers, a group of dockers initially carried out their own enquiry. This confirmed cases of lung, prostate and kidney cancer, among others. A sociologists’ collective took the work further, conducting an in-depth investigation designed to reconstruct the occupational history of some twenty cancer survivors. In this way they were able to show that dockers had suffered exposure to a range of carcinogenic substances.

In Italy, the INCA, an occupational welfare service linked to one of the Italian trade union confederations, the CGIL, conducted a wide-ranging investigation on musculoskeletal disorders in sectors as diverse as footwear, fisheries, motor manufacturing, wholesale and retailing, etc.

In Belgium an investigation using the same methodology was conducted among cleaners, retail and wholesale workers and industrial maintenance workers in the Charleroi area.

In The Netherlands, which has no official system for the recognition of occupational disease, a service set up by the FNV trade union confederation offers support to victims of occupational disease in their legal fight for damages.

In the autonomous community of Asturias, in northern Spain, the Comisiones Obreras trade union launched a protest movement against occupational cancers. The mobilisation resulted in the identification of 680 cases of cancer possibly linked to work, 5.6% of which were recognised as occupational diseases proper and 11.7% as in some way linked to the workplace.

Speakers’ presentations:

Multi-expositions aux cancérogènes dans les métiers portuaires, Véronique Daubas-Letourneux, Université d’Angers, France (pdf – 1.86 Mb)

Enfermedades Profesionales; los problemas de reconocimiento desde la experiencia de CCOO, Maria José Lopez Jacob, Istas-CCOO (pdf – 644.48 Kb)

Stratégies communes pour rendre visible la maladie professionnelle, José Antonio Iglesias Vázquez, CCOO Asturias, Espagne (pdf – 607.31 Kb)

Enquête sur les conditions de travail.De la recherche active des maladies d’origine professionnelle à l’initiative syndicale pour améliorer la prévention, Marco Bottazzi, Inca, Italie (pdf – 935.33 Kb)

Mobilisation syndicale autour de la problématique des TMS dans le secteur du nettoyage, Maxime Coopmans, C-DAST, Belgique (pdf – 107.62 Kb)

Connecting compensation and prevention of occupational diseases, Marian Schaapman, Bureau Beroepziekten, The Netherlands (pdf – 457.89 Kb)

Lessons of prevention from victims of occupational accidents and occupational diseases, Wim Eshuis, De Burcht, The Netherlands (pdf – 188.65 Kb)

Articles published in the HesaMag in relation with the issue:
Saint-Nazaire dockers battle for health, Hesamag 10, 2014 (pdf – 340.13 Kb)
Dutch FNV union makes employers pay up for work-related diseases, HesaMag 7, 2013 (pdf – 582.81 Kb)
MSDs – action-oriented research helps unions to break the silence, HesaMag 2, 2010 (pdf – 124.13 Kb)

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4552&Itemid=2

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Questa è la nuova civiltà del lavoro permessa dal Jobs Act ?     

giovedì 12 febbraio 2015

Questi sono  primi effetti del Jobs Act: lettere minacciose a lavoratori e lavoratrici che si sono assentati/e a causa di patologie gravi. Una platea vasta di uomini e donne, in particolare persone che si sono ammalate anche a causa del lavoro stanno ricevendo in questi giorni lettere intimidatorie di questo tipo. Alcuni di questi lavoratori sono ancora sotto chemioterapia o in convalescenza dopo interventi chirurgici … Questa è la nuova civiltà del lavoro permessa dal Jobs Act ? editor

LA LETTERA

“Caro lavoratore”,
Dalle verifiche effettuate, a fronte di un tasso di assenteismo complessivo rilevato nel sito di ***** significativamente più elevato rispetto a quello riscontrabile presso gli altri siti produttivi del Gruppo **** e, in generale, tra le aziende del settore, e’ emersa un sua presenza al lavoro del tutto discontinua, caratterizzata da ripetute assenze di breve periodo, imputate a titoli diversi, potenzialmente tali da determinare un oggettivo impedimento alla possibilità di un utile impiego della sua prestazione lavorativa.
Più specificatamente, nel corso del periodo analizzato (dal xx/xx/xxxx al xx/xx/xxxx)
Ella e’ stata assente dal lavoro per un totale di xx giorni lavorativi, maturati in xx episodi di assenza per causali diverse, con una media dunque di x,x giorni a episodio.
Il difficile contesto economico che caratterizza i mercati in cui opera la nostra azienda impone l’adozione di adeguate misure di correzione degli abusi di istituti (di per se’ legittimi), ove si trasformino in periodi di assenza abnormi: la discontinuità della sua prestazione lavorativa, come sopra dettagliata, rappresenta un elemento di vanificazione dell’impegno posto in essere dalla collettività dei nostri dipendenti per superare le difficoltà dell’attuale momento.

Alla luce di ciò, desideriamo pertanto raccomandarle per il futuro un attivo impegno per assicurare una maggiore assiduità della prestazione lavorativa.
Le segnaliamo altresì che, laddove non constatassimo cambiamenti, fermo il diritto della nostra società di verificare l’effettiva giustificazione di ciascuna sua assenza, ci vedremo costretti a trarre tutte le conseguenze derivanti dalla mancanza di utilità e/o interesse per una prestazione caratterizzata da modalità siffatte.

Distinti saluti

segue firma del responsabile “risorse umane”

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4551&Itemid=53

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Il medico competente: tra conflitti di interessi e autonomia

In risposta alla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgi e Odontoiatri, la Commissione per gli Interpelli istituita presso il Ministero del lavoro con gli Interpelli n. 27/2014 e 28/2014 del 31 dicembre 2014 (in Bollettino ordinario ADAPT, n. 1/2015) ribadisce, rispettivamente, il divieto per i medici assegnati ad uffici che svolgono attività di vigilanza di svolgere l’attività di medico competente, anche nel caso in cui l’Asl sia convenzionata con un datore di lavoro per l’esecuzione della sorveglianza sanitaria ai sensi dell’art. 39, comma 2, lettera a e l’obbligo da parte del datore di lavoro di garantire al medico competente le condizioni necessarie per svolgere i suoi compiti in autonomia.

La Federazione torna a interpellare la Commissione a distanza di qualche mese (Interpello n. 5/2014 del 27 marzo 2014) sul ruolo delmedico competente, figura definita all’art. 2 del Testo Unico sulla Sicurezza e Sicurezza sul Lavoro a cui è attribuito un ruolo, anche in termini operativi, di grandissima importanza e rilevanza nello svolgimento di accertamenti e di attività di prevenzione primaria, affiancando da esperto sanitario e collaborando con il datore di lavoro all’interno della struttura aziendale.

SEGUE SU

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4550&Itemid=2

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DISABILITA’  E   ACCOMODAMENTO   RAGIONEVOLE:   DAGLI  AMBIENTI  DI  VITA   AI  LUOGHI DI LAVORO
Convegno,  Milano, 6 marzo 2015

Presentazione del Convegno

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4541&Itemid=2

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Cordiali saluti a tutt.*, grazie per l’attenzione
arrivederci alla prossima settimana

Gino Rubini, editor di www.diarioprevenzione.it


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