newsletter diario prevenzione 29 novembre 2013 vol.n° 81


 

newsletter diario prevenzione
 
www.diario-prevenzione.it

29 novembre  2013   vol.n° 81

notizie, documenti e link sui temi del governo dell’ambiente, della salute
e della sicurezza nel lavoro
e sulla responsabilità sociale d’impresa


&&&

 

 

 

Un programma della Commissione europea denominato Refit si propone di fare tornare indietro le conquiste dei lavoratori in materia di tutela della salute e della sicurezza nel lavoro.

Refit  è  un programma d’ispirazione neoliberista che  propone di bloccare tutte le nuove regole in materia di salute e sicurezza nel lavoro perchè vi sarebbero troppe regole.
Secondo i Commissari europei queste regole sarebbero nefaste per gli imprenditori. Troppi costi amministrativi, troppi costi in generale.
Tutto il lavoro di preparazione per la elaborazione di una strategia per salute e sicurezza  nel lavoro  dal 2013 al 2020 effettuato dagli esperti, dai funzionari e dai partner sociali ( Confindustria europea inclusa ) è stato bloccato, ridotto a carta straccia.
Tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici costa troppo … 
E’ in questo modo che si può riassumere ciò che ha detto Josè Barroso, presidente della Commissione europea a nome della Commissione nel corso del summit europeo di ottobre dei premier europei e dei capi di stato. Barroso ha chiesto l’approvazione di questa proposta e ha invitato i premier degli stati membri a mettere in pratica questa spoliazione dei diritti dei lavoratori alla salute e alla sicurezza…
Il patrimonio di salute dei lavoratori europei viene dato in cambio di una ipotetica crescita della occupazione.

UN PO’ DI STORIA

Non dimentichiamo che all’origine delle direttive europee elaborate  dalla metà degli anni ’80 non vi fu un particolare amore per la salute e la sicurezza dei lavoratori ma una spinta formidabile delle industrie dei paesi del Nord europa volta a sconfiggere il dumping sociale elevando  l’asticella della sicurezza di macchine e prodotti.

Il compromesso fu trovato con le direttive europee ( direttiva macchine, rumore, ecc) fissate per tutti i paesi europei. Le direttive europee ancor prima di essere una normazione  volta a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori rappresentarono un sistema di regolazione degli standard di qualità tesi a mettere “fuori mercato” i prodotti e i processi la cui competitività era basata sulla povertà dei sistemi di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Questa fase di regolazione della competizione basata sulla qualità dei processi e dei prodotti pare essere terminata. Ora si punta ad una competitività dei prodotti e dei servizi basati sulla logica del massimo ribasso, del low cost ottenuto sacrificando salute e sicurezza dei lavoratori. Questo è il nuovo credo dei signori della Commissione.
Con il programma Refit il signor Barroso e la Commissione si prestano a bloccare ogni innovazione normativa tesa a migliorare la gestione della salute e sicurezza nel lavoro. Ma è ovvio che non intendono fermarsi qui: l’obiettivo è quello di intervenire con la semplificazione tesa a svuotare le direttive e ad eliminarne gli aspetti vincolanti per gli imprenditori.
Il fatto che 100.000 lavoratori e lavoratrici in Europa  muoiono ogni  per tumori di origine professionale non pare turbare i signori della Commissione.
Con il blocco della normazione prevista da Refit rimarranno senza una normazione e regolazione l’utilizzo delle sostanze che producono malformazioni genetiche  ( 22 nuove sostanze ), la gestione del rischio da silice cristallina e molti altri profili di rischio professionale.
Anche in Italia, in forma occulta è in atto una riscrittura del Dlgs 81/08 e smi. Il ministero del lavoro sta procedendo alla attuazione del Programma Refit alla chetichella con la scrittura di DL che dovrebbero completare l’opera del Decreto del “fare” senza passare dalla Commissione consultiva nazionale…
L’intero corpo normativo in materia di salute e sicurezza nel lavoro sta subendo da un paio d’anni a questa parte una molteplicità d’interventi  di riscrittura che snaturano la coerenza  e la rendono inapplicabile.
Il Decreto del FARE – D.L. 69/13 contiene alcune modifiche in materia di salute e sicurezza che rischiano di creare incoerenze e contraddizioni nella effettiva gestione applicativa.
Siamo a fronte di una gestione poco chiara e sommersa del percorso con il quale  Ministero del Lavoro porta avanti la elaborazione dei DL attuativi del DL 69/13.

Non si crea nuova occupazione perseguendo la via “bassa” dello sviluppo, il Programma Refit si prefigge di smantellare un pezzo per volta i diritti dei lavoratori a lavorare in sicurezza e dignità.
Purtroppo questa volta non riusciamo ad essere sereni e positivi, ma non ci può essere un atteggiamento sereno e  positivo verso un programma come quello di Refit che peraltro viene attuato alla chetichella. EDITOR

Riferimenti

Programma Refit

http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-891_it.htm

http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/president/news/archives/2013/10/20131002_2_en.htm

La CES dit “non” à la déréglementation et aux attaques contre les droits des travailleurs

http://www.etuc.org/a/11609

====================

NOTIZIE AMBIENTE SALUTE
SICUREZZA LAVORO

====================

Riteniamo di rilevante utilità segnalare questo Working Paper : ” Paolo Pascucci Una carrellata sulle modifiche apportate nel 2013 al d.lgs. n.81/2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro”  pubblicato dall’ottimo sito Osservatorio Olympus 

E’ un lavoro accurato e puntuale che aiuta a comprendere il significato delle trasformazioni normative in atto.

L’intero corpo normativo in materia di salute e sicurezza nel lavoro sta subendo da un paio d’anni a questa parte una molteplicità d’interventi che sono volta a volta piccole modifiche per correggere qualche errore di natura tecnica oppure riscritture che snaturano la norma e la rendono inapplicabile.
Il Decreto del FARE – D.L. 69/13 contiene alcune modifiche in materia di salute e sicurezza che rischiano di creare incoerenze e contraddizioni nella effettiva gestione applicativa.

Siamo a fronte di una gestione poco chiara e sommersa del percorso con il quale  Ministero del Lavoro porta avanti la elaborazione dei DL attuativi del DL 69/13.

E’ verosimile  immaginare  che siamo in piena attuazione del Programma Refit promosso dalla Commissione Europea che ha l’obiettivo di destrutturare il sistema di tutele e di diritti dei lavoratori senza che il Governo lo dichiari esplicitamente….

Paolo Pascucci  “Una carrellata sulle modifiche apportate nel 2013 al d.lgs. n.81/2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro”

http://olympus.uniurb.it/images/wpo/wpo24_13.pascucci.pdf

———————————–

CONVEGNO

ASL BERGAMO

“LA PREVENZIONE SANITARIA IN TEMPO DI CRISI – Semplificazione per imprese e cittadini, diagnosi precoce, tutela delle nuove povertà, promozione della salute, salute e ambiente”

che si terrà a Bergamo il 10 dicembre p.v., “Auditorium della Provincia”
presso il Liceo Scientifico Statale “Lorenzo Mascheroni” –  via Borgo Santa Caterina,13 – Bergamo

PROGRAMMA LAVORI

http://www.diario-prevenzione.it/interim/Prev_san_Bg_10dic2013.pdf

———————————–


27/11/13 – AMAZON E I LAVORATORI A RISCHIO MALATTIE

Mentre in Germania continuano gli scioperi, un reportage della BBC mette sotto accusa le condizioni di lavoro nei magazzini. Troppi chilometri, troppe ore di lavoro. Da Seattle rispondono: dovete sentire la nostra campana, dicono
Roma – Secondo un servizio della BBC, le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti gli impiegati Amazon li renderebbero più soggetti a malattie fisiche e mentali. Il reporter 23enne Adam Littler si è fatto assumere attraverso un’agenzia interinale presso il magazzino di Swansea come “raccoglitore” (picker) di ordini: qui, con una telecamera nascosta, ha ripreso la frenesia e la meccanicità di una catena in cui era il mero strumento di raccolta degli oggetti da spedire, con 33 secondi per ogni prodotto in lista e il bip meccanico di uno scanner a supervisionare la correttezza delle sue azioni.

Tutto questo – unito ai chilometri da fare avanti e indietro negli oltre 74mila metri quadri del magazzino di Amazon ed a turni lunghissimi (anche notturni) – secondo il prof. Michael Marmot, un esperto contattato dalla BBC, sottoporrebbe i lavoratori di Amazon a maggiori rischi di sviluppare malattie mentali o fisiche.

Non si tratta della prima volta che Amazon viene accusata per le condizioni di lavoro nei suoi magazzini: in Germania è già finita al centro di polemiche per gli impiegati stagionali (anche in quel caso era stato un reportage televisivo a scoperchiare il vaso di Pandora) ed i suoi lavoratori sono già al secondo sciopero. Il primo risale a maggio ed era stato organizzato per chiedere un salario più alto e migliori condizioni nel contratto collettivo. Per gli stessi motivi i lavoratori tedeschi hanno incrociato le braccia nella giornata di ieri.

l’articolo prosegue alla fonte PUNTOINFORMATICO

http://punto-informatico.it/3940960/PI/News/amazon-lavoratori-rischio-malattie.aspx

————————————

L PROGRAMMA REFIT DELLA COMMISSIONE UE CONTRO I DIRITTI DEI LAVORATORI
martedì 26 novembre 2013

Il Programma Refit lanciato dalla Commissione Europea è un attacco estremamente dannoso contro i diritti dei lavoratori. La stampa europea non ne parla. Il silenzio dei responsabili politici è assordante. La Confederazione europea di sindacati ha lanciato una campagna d’informazione.
Bisognerà incalzare nei prossmi mesi i candidati alle elezioni europee affinchè prendano posizione contro le proposte di Refit per deregolare le norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Saranno d’accordo con il Presidente della Commissione Barroso  sul fatto che il programma Refit blocchi l’estensione delle tutele dei lavoratori rispetto alle sostanze cancerogene alle sostanze che causano malformazioni genetiche?
Se  lo saranno sarà utile per i lavoratori sapere a chi danno la delega di rappresentarli come cittadini nel Parlamento Europeo.
La Commissione con presidenza Barroso ha progettato il programma Refit per ridurre i diritti dei lavoratori a cominciare da quello alla salute e sicurezza sul lavoro.
Su diario prevenzione pubblicheremo la  documentazione su Programma Refit.
Il primo documento interessante che rendiamo  disponibile è la Rivista del sindacato cattolico belga CSC ove si può leggere in lingua francese un Dossier sul tema Refit

LA RIVISTA SINDYCALISTE 25/11/13

http://www.diario-prevenzione.it/riviste/792Syndicaliste.pdf

———————————

INAIL

RAPPORTO REGIONALE 2012

EMILIA ROMAGNA

Rapporto Regionale 2012
Indice
Introduzione del Direttore regionale 5
Prima parte Andamento infortunistico e Malattie Professionali 7
1 Andamento infortunistico 9
1.1 Infortuni – Parte generale 9
1.2 Infortuni – Mortali 19
1.3 Infortuni – Lavoratori stranieri 24
1.4 Infortuni – Donne 26
1.5 Gli indicatori di rischio 30
2 Le malattie professionali 37
2.1 Malattie Professionali – Parte generale 37
2.2 Malattie Professionali – Donne 42
2.3 Malattie Professionali – Stranieri 44
Seconda parte Monografie 45
1. Gli interventi dell’Inail per il reintegro della persona disabile da lavoro nella vita familiare, sociale e lavorativa 47
2. A Modena “La sicurezza sul lavoro, in pratica” 52
3. L’intervento dell’INAIL per la sicurezza nell’edilizia scolastica 57
4. Buone prassi per la gestione del rischio nei cantieri edili 64

IL RAPPORTO

http://www.diario-prevenzione.it/docbiblio/rapporto_inail_2012.pdf

———————————

Legambiente e cittadini: scriviamo al Consiglio regionale per salvare la campagna emiliano-romagnola

Dopo la richiesta ufficiale al Consiglio regionale l’associazione lancia la mobilitazione per far sentire la propria voce: raccolta firme e invio di cartoline in Regione

10 le adesioni dei consiglieri alle proposte contro il consumo di suolo, a tutela del territorio agricolo e naturale, e delle coste

Poco più di un anno per frenare l’emorragia di campagna in Emilia-Romagna.
Questo il tempo a disposizione del Consiglio regionale, prima dell’avvio della fase pre-elettorale.
Un anno in cui è urgente mettere in campo azioni normative contro il consumo di suolo, un tema sentito ormai trasversalmente da tutti i cittadini e presente in molti programmi elettorali, tanto di maggioranza che di opposizione, ma che finora non ha trovato attuazione.
Per questo Legambiente, a fronte di un’avanzata continua del cemento, lancia una campagna di mobilitazione nei confronti della Regione, proponendo ai cittadini di far sentire la propria voce, tramite una raccolta firme e l’invio di cartoline dirette ai consiglieri per fare pressione e ottenere un provvedimento entro la fine del mandato.

Da oggi nei circoli  e nei banchetti di Legambiente sarà possibile firmare la petizione. Inoltre si potrà firmare  presso diversi negozi ed esercizi pubblici in regione. Ad oggi a Bologna hanno già aderito Alce Nero – Berberè, ExAequo – Bottega del Mondo e Camera a Sud. Altri esercizi sono la Libreria Rizzati Marino a Comacchio, Antico Caffè La Ghiaia a Parma e Osteria Virgilio sempre a Parma. L’elenco aggiornato sarà disponibile sul sito regionale dell’associazione.

Legambiente ha scritto nei giorni scorsi ai consiglieri regionali dell’ER chiedendo un provvedimento per fermare il consumo di suolo e proponendo di creare uno schieramento trasversale alle forze politiche che si impegni a raggiungere  questo risultato.
Lo ha fatto proponendo ai consiglieri di sottoscrivere il documento incardinato su sei punti da inserire nella normativa, assieme ad una serie di azioni politiche più generali.
Punti principali della proposta: ridimensionare le  previsioni dei piani urbanistici attualmente vigenti, penalizzare il consumo di suolo vergine e favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente.
A questi si somma la richiesta di istituire un sistema di monitoraggio del consumo di suolo e dell’uso degli immobili in ogni comune.

Particolarmente importante per l’associazione è inoltre la richiesta di attuare compensazioni del suolo cementificato, “desigillando” altrove  altro suolo, secondo le linee guida dell’Unione europea.
Sono infatti tantissimi i progetti di lottizzazioni, centri commerciali, strade e autostrade ormai in fase avanzata, che se non venissero bloccati dalle proteste locali, difficilmente potrebbero essere fermati per legge. Garantire  un saldo netto di campagna rimane l’unica possibilità a cominciare dalle opere in cui le ruspe stanno per iniziare i lavori.

L’associazione ricorda che il ritmo di urbanizzazione a cui si è assistito negli ultimi 30 anni in regione Emilia-Romagna è oltre 8 ettari al giorno: trend che è rimasto inalterato e senza efficaci interventi normativi fino all’inizio della crisi economica.
Nel quinquennio 2003-2008 si è urbanizzata un’area di campagna con capacità agricola sufficiente per la sussistenza alimentare di un’intera provincia.

Secondo Legambiente serve agire prima di tutto sulle cause della spinta al consumo di suolo, cioè la rendita fondiaria, riducendo il vantaggio economico della speculazione. In nessun altro settore economico la creazione di valore avviene con così poco investimento di ricerca, innovazione e competitività come quello che avviene con un semplice cambio di destinazione d’uso di un terreno.
Serve inoltre completare il quadro con strumenti efficaci per avviare la rigenerazione urbana in modo massiccio. Questo per dare risposta alla richiesta di riqualificazione energetica, sismica e di vivibilità degli spazi sia pubblici che privati. Ma anche per rilanciare il comparto dell’edilizia oggi pesantemente in crisi.

Oggi, in Parlamento, sono depositati diversi progetti di legge in materia di consumo di suolo. Purtroppo la precaria situazione politica nazionale rende alto il rischio che nessun provvedimento veda la luce in tempi brevi. Per questo  è urgente mettere in campo meccanismi a scala regionale.

Le adesioni immediate di un gruppo di dieci consiglieri regionali all’appello, ricevute pochi giorni dopo la chiamata dell’associazione, sono un segnale positivo.

A questo link il documento completo con i sei punti e la lista, costantemente aggiornata, dei consiglieri aderenti alla proposta:
http://www.legambiente.emiliaromagna.it/2013/11/06/sei-punti-contro-il-consumo-di-suolo/

Si può firmare la petizione ai banchetti di Legambiente, in uno dei negozi e locali che supportano la causa oppure online alla pagina: http://www.legambiente.emiliaromagna.it/stopalcemento/petizione/

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4101&Itemid=2

——————————

TAO Programs News

2 dicembre 2013 a Bologna

43° Seminario del Programma Interdisciplinare di Ricerca

Organization and Well-being
in collaborazione con
Dipartimento di Scienze Aziendali

Quale insegnamento dalla “epopea” dell’amianto?

con

Alberto Avio, Francesco M. Barbini, Pier Alberto Bertazzi, Francesco Carnevale, Giovanni Rulli
coordina  Bruno Maggi

Il caso emblematico dell’amianto – più di un secolo di contrastanti interpretazioni dei nessi tra esposizione e malattia –
può aiutare la riflessione sui ritardi e gli errori della prevenzione nei luoghi di lavoro

Università di Bologna – Dipartimento di Scienze Aziendali

Via Capo di Lucca 34 – ore 14.00


——————————-

dal sito della Cgil Nazionale riportiamo questa notizia

Importante sentenza del giudice del lavoro di Roma: le “buone prassi” in materia di salute e sicurezza e videosorveglianza dei lavoratori sono sempre subordinate alla legge

18/11/2013

Pubblichiamo il testo della pronuncia emanata negli scorsi giorni, la prima relativa all’argomento delle buone prassi dopo l’emanazione del D.Lgs. 81.
La decisione del Giudice del lavoro di Roma, sulla “buona prassi” in materia di videosorveglianza, precisa che la “validazione” delle “buone prassi” “non ha valenza autoritativa e, come tale, non è in grado di incidere sui diritti dei lavoratori”. Sicché, (…) “il comportamento adottato da ogni singola impresa potrà sempre essere sindacabile dinanzi al giudice che, se accerterà comportamenti (…) difformi dalle disposizioni di legge in materia di sicurezza del lavoro e in violazione dei diritti dei lavoratori, sanzionerà siffatti comportamenti”. L’atto di validazione della buona prassi rimarrebbe, pertanto, “privo di effetti se contra legem”. In pratica, in questa sua parte, e nella sostanza, la decisione del Giudice del lavoro dice che la validazione come “buona prassi” non può consentire alla videosorveglianza, nelle singole imprese, di superare né l’art. 4 St. lav. né la legge sulla protezione dei dati, dovendosi la conformità a tale legislazione, ed in genere ai diritti dei lavoratori, essere valutata volta a volta.
Tutto ciò considerato, ci sentiremmo di consigliare  di valorizzare il contenuto positivo della decisione, dando la massima diffusione alla necessità, chiaramente affermata dal Giudice del lavoro, che la videosorveglianza, prima di essere svolta e nonostante la sua validazione come “buona prassi”, sia verificata in ogni singola situazione come conforme a legge e non lesiva dei diritti dei lavoratori.
Allegati:

Uff.giuridico_Cgil_su_buona_prassi_BS.pdf

http://www.cgil.it/Archivio/Giuridico%5CUff.giuridico_Cgil_su_buona_prassi_BS.pdf

Sentenza_buona_prassi_videosorveglianza_BS.pdf

http://www.cgil.it/Archivio/Giuridico%5CSentenza_buona_prassi_videosorveglianza_BS.pdf

—————————————

LA SICUREZZA NEL MONTAGGIO E SMONTAGGIO DEI PALCHI PER LO SPETTACOLO TRIESTE 12/12/13


Comune di Trieste
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
INAIL
Azienda Servizi Sanitari
Ministero del Lavoro
Coordinamento Tecnico Interregionale della Prevenzione nei Luoghi di Lavoro

13 dicembre, 2013
Teatro Verdi
Sala del Ridotto “Victor De Sabata”
Riva 3 novembre, 1 – Trieste

La sicurezza nel montaggio e smontaggio dei palchi per lo spettacolo dalla conoscenza alle azioni di prevenzione

PROGRAMMA LAVORI

http://www.diario-prevenzione.it/interim/Trieste%2013%20dicembre%20manifestazioni%20live.pdf

————————————

SUICIDI PER MOTIVI ECONOMICI: DALL’INIZIO DELL’ANNO 119 I CASI

I DATI RELATIVI A SETTEMBRE E OTTOBRE RAPPRESENTANO UN NUOVO GRIDO DI ALLARME
UN SUICIDA SU DUE E’ IMPRENDITORE

PREOCCUPANTE AUMENTO DI SUICIDI ANCHE NEL SUD ITALIA

Nuovo allarme suicidi per crisi economica. Dall’inizio dell’anno si contano già 119 casi. A settembre e ad ottobre preoccupante escalation.

A sostenerlo i risultati dello studio condotto da Link Lab, il Centro Studi e Ricerche Socio Economiche dell’UniversitàLink Campus University. Dall’inizio dell’anno sale a 119 il numero delle persone che si sono tolte la vita perché schiacciate dal peso delle difficoltà che la crisi economica porta con sé. Il numero dei suicidi per ragioni economiche è tornato a salire vertiginosamente a settembre, con 13 episodi registrati, e nel mese di ottobre che conta addirittura 16 vittime.

«E per novembre– dichiara Nicola Ferrigni, docente di Sociologia della Link Campus University e direttore del Centro Studi Link Lab – l’allarme resta ancora molto alto. Salgono complessivamente a 208 i suicidi registrati in Italia per motivazioni economiche dall’inizio del 2012 ad oggi. Non è possibile che vi siano cittadini e imprenditori che sempre più spesso trasformano una richiesta di aiuto in soluzioni estreme, come il suicidio, perché oppressi da debiti o perché oramai privati della speranza di trovare un’occupazione».

Un suicida su due è imprenditore. Il numero più elevato dei suicidi si registra ancora una volta tra gli imprenditori: 54 nei primi dieci mesi, il 45,4% del totale dei suicidi per motivi economici registrati in Italia dall’inizio dell’anno. «Una situazione di indebitamento o di fallimento dell’azienda, i debiti verso l’erario ma anche la negazione di finanziamenti da parte degli istituti di credito – prosegue il direttore del Centro Studi Link Lab – hanno infatti condotto ad una situazione di disperazione soprattutto gli imprenditori. Si tratta di uno scenario davvero allarmante che rappresenta le drammatiche difficoltà legate alla crisi economica in cui versa il nostro Paese e che richiede un intervento immediato da parte delle Istituzioni».

Cresce significativamente il numero dei disoccupati suicidi. Nei primi dieci mesi del 2013 sono cresciuti inoltre i casi di suicidio tra i disoccupati: si pensi che sono già 46 i suicidi tra i senza lavoro contro i 28 registrati nell’intero 2012.

La maglia nera ancora al Nord-Est con il Veneto in testa, aumento significativo nel Nord-Ovest.

Anche al Sud storica inversione di tendenza: in netto aumento il numero dei suicidi per motivi economici. Il Nord-Est si conferma l’area geografica con il numero più elevato di suicidi per ragioni economiche: se nel 2012 le regioni dell’Italia Nord orientale fanno registrare 27 casi, contro i 23 dell’Italia centrale, nei primi dieci mesi del 2013, le persone che hanno deciso di porre fine alla propria vita sono state 28 nel Nord-Est, a fronte dei 26 casi registrati al Centro. Cresce sensibilmente però il numero dei suicidi nell’area Nord-Ovest del Paese: sono infatti 25 gli episodi contro i 12 dell’intero 2012.
Anche al Sud – continua Nicola Ferrigni – la situazione è decisamente preoccupante. Se si considera infatti che nel Mezzogiorno il tasso dei suicidi per crisi economica è sempre stato storicamente più basso rispetto alla media nazionale, il dato sull’incremento dei suicidi per ragioni economiche nelle regioni meridionali rispetto a solo un anno fa delinea scenari allarmistici. I suicidi, infatti, risultano raddoppiati passando dai 13 casi dell’intero 2012 a ben 25 tragici episodi nei primi dieci mesi dell’anno 2013».

Sono 15 i casi di suicidio registrati nelle Isole. L’analisi del dettaglio per regione, inoltre, rileva il primato del Veneto con 18 suicidi nei primi dieci mesi dell’anno. A seguire la Campania con 12 casi, Piemonte e Lazio con 11, Sicilia con 10, l’Emilia Romagna con 8, Toscana, Lombardia, Liguria e Puglia con 7. Chiudono l’Abruzzo con 6 episodi, la Sardegna con 5, le Marche con 4, l’Umbria con 3, il Friuli Venezia Giulia con 2 e la Calabria con un solo caso.

L’età degli autori del tragico gesto: le fasce medie le più vulnerabili. Le classi di età 45-54 anni e 55-64 anni risultano le più esposte, con 38 i casi di suicidio per ciascuna delle due fasce d’età. A seguire, il numero più elevato di suicidi si rileva tra i 35-44enni con 28 episodi.

«I dati – dichiara Ferrigni, direttore del Centro Studi – sottolineano le gravi difficoltà di un segmento della popolazione, quello dai 45 ai 64 anni, che raccoglie soprattutto imprenditori e artigiani maggiormente esposti alle difficoltà e all’attuale andamento negativo del mercato. Non dimentichiamo che in questa fascia ritroviamo anche gli “esodati”, disoccupati over50 senza pensione».

Modalità prevalenti: impiccagione per i suicidi. L’analisi dei dati relativi ai primi dieci mesi del 2013 ha evidenziato come tra le modalità scelte dai suicidi prevalga l’impiccagione: sono 50 infatti gli episodi segnalati. Sono 16 invece i casi registrati tra coloro che hanno utilizzato un’arma da fuoco e 11 tra quanti sono precipitati nel vuoto. Tra le altre modalità utilizzate, la combustione e l’investimento ferroviario, l’affogamento, l’accoltellamento e l’incidente d’auto, l’avvelenamento, l’intossicazione da gas inerte, il taglio delle vene e il soffocamento.

Le motivazioni del tragico gesto. La crisi economica, intesa come mancanza di denaro o come situazione debitoria insanabile, la motivazione principale del tragico gesto e all’origine del 66,4% dei suicidi nei primi dieci mesi del 2013. Nello specifico si tratta di 79 episodi di suicidio riconducibili a tale motivazione. La perdita del posto di lavoro rappresenta la seconda causa di suicidio: 26 i casi registrati da gennaio ad ottobre di quest’anno. Numerosi inoltre coloro i quali si tolgono la vita perché non riescono a saldare i debiti verso l’erario (12 i casi registrati), mentre sono 2 i casi rilevati tra chi aveva difficoltà a riscuotere i crediti dovuti.

Tentati suicidi: in aumento rispetto al 2012. Preoccupante e significativo anche il numero dei tentati suicidi: sono infatti 59 le persone che dall’inizio del 2013 hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla crisi economica, tra cui 48 uomini e 11 donne, contro i 48 casi registrati nell’intero 2012. Complessivamente dall’inizio del 2012 sale quindi a 107 il numero dei tentativi di suicidio registrati in Italia per motivazioni economiche.

ILREPORT DELLA RICERCA

http://www.diario-prevenzione.it/docbiblio/STUDIO%20Suicidi%20per%20crisi%20economica%20novembre%202013.pdf

——————————–

L’austerità fa male alla salute  Intervista al Prof. Rodolfo Saraccci

L’austerità fa male alla salute? Intervista al Prof.Rodolfo Saracci, Visit Scientist dell’International Agency for Research in Cancer, Past President dell’International Epidemiological Association. Pubblicato su’ Pensiero n° 592
Sì l’austerità fa male, soprattutto quando è prolungata. È ufficiale: in Grecia lo stato di salute della popolazione è peggiorato, sono in aumento i casi di suicidio. “Non è una scoperta straordinaria ma una conferma di quanto già si sapeva da evidenze precedenti e da ipotesi che sono quanto mai plausibili sia da un punto di vista epidemiologico sia biologico”, commenta Rodolfo Sarac

ci sottolineando che sono stati fatti dei macroscopici errori di valutazione degli effetti di un’austerità così rigorosa sul sistema economico e conseguentemente sulla salute. Gli stessi promotori dell’austerity se ne stanno rendendo conto. Un’alternativa per prevenire questi effetti collaterali c’era e forse c’è ancora. “Non siamo in grado di sapere quanto siano reversibili i danni prodotti dall’austerità che ora si stanno manifestando. Però è sempre meglio tardi che mai correggere la rotta piuttosto che continuare su questa strada come certi sembrano voler fare.”

http://www.diario-prevenzione.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4095&Itemid=2

—————————–

Étude sur les cancers attribuables au travail

Montréal, le 13 novembre 2013 – Après avoir brossé un portrait des travailleurs exposés aux  substances cancérogènes, l’Institut de recherche Robert-Sauvé en santé et en sécurité du travail (IRSST) publie une étude qui, pour la première fois au Québec, quantifie le nombre de cancers qui pourraient être attribuables au travail pour une vingtaine de sièges ou types de cancer parmi les plus fréquents et les plus souvent associés à une origine professionnelle. Les données obtenues indiquent que les cancers d’origine professionnelle constituent un fardeau significatif qui est largement sous-évalué, d’autant plus qu’il peut s’écouler entre 10 et 50 ans entre l’exposition d’un travailleur et le développement d’un cancer.

Pour connaître l’étendue du problème, les chercheurs ont pris en compte les statistiques d’indemnisation de la CSST, mais ils ont surtout utilisé les proportions de cancers attribuables au travail publiées par des scientifiques dans des pays où les profils d’activité économique sont comparables à ceux du Québec, soit la Finlande et la Grande-Bretagne. Cette méthode a permis d’estimer que 6 % (entre 5 et 8 %) de tous les nouveaux cancers pouvaient être causés par le travail, pour un total de 1 800 à 3 000 nouveaux cancers par année entre 2002 et 2006. Les cancers professionnels touchant le plus de Québécois seraient ceux de la trachée, des bronches et des poumons, de la prostate, de la vessie et de la peau (excluant le mélanome) de même que le mésothéliome et les lymphomes non hodgkiniens. Pour les Québécoises, les cancers du sein et de la trachée, des bronches et des poumons seraient les plus nombreux. Il a aussi été estimé que 8 % (entre 7 et 11 %) de tous les décès par cancer (11 à 17 % chez les hommes et 2 à 4 % chez les femmes) seraient associés au travail, soit de 1 110 à 1 700 décès par cancer annuellement. Les cancers de la trachée, des bronches et des poumons pour les deux sexes et ensuite le mésothéliome et les leucémies chez les hommes et le cancer du sein chez les femmes causeraient le plus grand nombre de décès.

« Le délai entre l’exposition professionnelle et un diagnostic de cancer (temps de latence) peut-être très long et il est alors difficile de faire le lien entre les deux. Les cancers observés maintenant résultent d’expositions souvent très lointaines. Ceci rend très ardu l’obtention d’un portrait fiable des cancers attribuables à des expositions en milieu de travail. Par contre, il existe des moyens de diminuer les risques de cancer. Pour y parvenir, il faut prendre des mesures préventives dès maintenant en visant une réduction de l’exposition au plus bas niveau possible, comme le stipule la réglementation québécoise, et en s’assurant d’un étiquetage adéquat des produits contenant des cancérogènes. », conclut l’épidémiologiste France Labrèche, auteure principale de cette étude qui vient étayer l’élaboration d’une programmation thématique de l’IRSST sur les cancérogènes professionnels.

Rappelons que l’IRSST a lancé récemment le document de sensibilisation intitulé Y a-t-il des cancérogènes dans votre milieu de travail? Passez à l’action ! dont la publication a été saluée et soutenue par la Société canadienne du cancer, qui a, elle aussi, un mandat de prévention.

Pour consulter sans frais les résultats de cette nouvelle étude : http://www.irsst.qc.ca/-publication-irsst-estimation-du-nombre-de-cancers-d-origine-professionnelle-au-quebec-r-789.html

-30-

Source
Jacques Millette
Responsable des affaires publiques
IRSST

http://www.irsst.qc.ca/-communique-cancer-travail-2013-11-13.html

——————————


Amianto, la strage degli operai

Genova – Nella città delle industrie dismesse e delle inchieste sulle presunte truffe dei bonus pensionistici per l’amianto, Regione e Comune ricevono negli ultimi giorni un dossier che lascia senza parole. Perché non solo spiega come a Genova e in Liguria l’incidenza del mesotelioma pleurico – il tipico tumore da esposizione, appunto, all’amianto – sia il quadruplo della media nazionale. Per la prima volta lo studio – realizzato dal centro operativo regionale del registro mesoteliomi, coordinato da Valerio Gennaro – analizza l’impatto di quella malattia suddividendolo per ciascuna delle più grandi aziende attive in provincia. E i dati sono disarmanti: dal 1994 al 2010 si sono registrati 135 casi di mesotelioma fra lavoratori o ex lavoratori di Ansaldo, in particolare fra coloro che hanno prestato servizio nel settore caldareria.

Picchi «significativi» si evidenziano inoltre per chi è stato occupato nelle acciaierie Ilva – un centinaio di casi se ci allunghiamo fino al 2012 – e una decina pure per la Stoppani, la fabbrica chimica di Cogoleto. Anche in quest’ultima circostanza si tratta d’un numero considerato «rilevante», poiché gli occupati (lo stabilimento oggi non è più attivo) sono stati nel tempo molto inferiori a quelli di Ansaldo e della stessa Ilva. In corso di definizione sono invece i riscontri specifici sugli operai che hanno prestato servizio per Fincantieri. Occorre precisare subito un dettaglio: poiché il cancro si manifesta a lunga distanza, l’arco temporale di esposizione potrebbe essere stato di parecchio antecedente, e lo studio prende in esame la data in cui è stata diagnosticata la malattia. Ancora: soprattutto per quanto riguarda Ansaldo, l’indicazione di un’incidenza quadrupla rispetto alla media nazionale rappresenta secondo gli esperti genovesi un arrotondamento decisamente per difetto.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2013/11/26/AQ4bRp4-amianto_operai_strage.shtml

———————————-

Emeroteca Diario Prevenzione

Articoli in tempo reale da 50 Riviste specializzate

e newspaper

http://win.diario-prevenzione.it/emeroteca/

=======

TWITTER

=======

Molte notizie su salute e sicurezza circolano anche su Twitter.

Diario prevenzione ha un account twitter che “preleva” contenuti da 230 account specializzati in “Occupational health and safety”

Visita e seguici

http://twitter.com/dprevenzione

————
send file

00:44 29/11/2013

————

Cordiali saluti a tutt.*, grazie per l’attenzione

Gino Rubini, editor di www.diarioprevenzione.it

°°°°°°

Per favore non stampare questa newsletter
per non sprecare risorse energetiche ed ambientali . grazie

°°°°°°

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...