A proposito della lettera di Claudia Sudano


 

pietro

7 settembre 2012

 

Avevo già letto -ma ne ho apprezzato la riproposizione- la lettera di Claudia Sudano (TIAS ASL Biella) del 19 giugno ed i successivi commenti.

La lettera, per esplicita ammissione dell’autrice, rappresenta un “grido di dolore” che, in quanto tale, va accolto e custodito e atteso.

Ovviamente è un grido scatenato da condizioni concretissime, ben identificate nella lettera  medesima e nei commenti intervenuti.

In linea generale, tendo a condividere la preoccupazione di editor circa il rischio che vadano perdute -nell’ipotesi di centralizzazione delle funzioni di vigilanza- sia l’interazione necessaria tra le rappresentanze dei lavoratori con l’autorità di vigilanza territoriale, sia il controllo sociale sull’operato degli organi di vigilanza .

I problema vero mi pare esser rappresentato dall’ormai insopportabile deupaperamento delle risorse (umane, strumentali, formative) assegnate. Questo, forse, non interamente attribuibile alle competenze regionali (pur se autoreferenziali, provincialistiche, “sorde” etc.).

Certo è che questa continua erosione di risorse porta  a una paralisi progressiva dell’attività di vigilanza. Si pensi, come esempio, alla straziante prospettiva dei lavoratori addetti alla rimozione delle coperture industriali in amianto (ora che le aziende hanno scoperto che il fotovoltaico è un investimento produttivo): campo nel quale sarebbe necessario un intervento immediato ed organicomentre, al contrario, è lasciato prevalentemente alla sensibilità e all’impegno individuale degli operatori. Poi, come è accaduto da noi due settimane fa, gli operai, al lavoro di domenica, precipitano dai tetti dei capannoni e muoiono.

Sollevo peraltro il problema che tale erosione di risorse va a porsi persino in contrasto con la norma di legge. Infatti l’art. 13, comma 6, D.Lgs. 81/08 stabilisce che “L’importo che l’ASL, in qualità di organo di vigilanza, ammette a pagarein sede amministrativa…integra l’apposito capitolo regionale per finanziare l’attività di prevenzione nei luoghi di lavoro svolta dai dipartimenti di prevenzione delle AA.SS.LL”.

Cosa che non accade, se non in percentuali risibili!

 

 

pietro.ferrari@cgil.brescia.it