AGENZIA SALUTE SICUREZZA LAVORO: UN FALSO PROBLEMA


LA NOTIZIA

Tofani, serve un riferimento comune, un punto di sintesi per uniformare le norme a livello nazionale. Ma le leggi non bastano se non cambia l’approccio culturale alla sicurezza sul lavoro

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Si svolgera’ lunedi’ 25 giugno a Palazzo Giustiziani, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e con l’intervento del presidente del Senato, Renato Schifani, la ”Giornata nazionale di studio sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro”, per iniziativa della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro.

”Come commissione impegnata da sette anni sui problemi del lavoro e della sicurezza – spiega il presidente, il senatore Pdl, Oreste Tofani – abbiamo a lungo esaminato e anche colto criticita’ nell’attivita di controllo e di sanzione. Ma abbiamo anche potuto verificare quanto qualsiasi legge e normativa non basti per incidere efficacemente nel fenomeno degli infortuni sul lavoro: serve un salto di qualita’ culturale, a partire dai giovani, dalle scuole, per poter rendere veramente diffusa e condivisa l’attenzione al problema della sicurezza, alla prevenzione dei rischi. Solo cosi’ sara’ possibile fare una vera, incisiva azione verso la riduzione degli incidenti e dei morti sul lavoro”.

”Con l’iniziative del 25 giugno – aggiunge – abbiamo voluto dare un’ulteriore testimonianza di un impegno anche in questo senso, scegliendo la strada non di un normale convegno, che focalizza e approfondisce i nodi del problema, ma offrendo all’attenzione e all’approfondimento una molteplicita’ di testimonianze, di specificita’ che possano offrire un valido contribuito al compimento della prevenzione”.

La Giornata e’ anche la testimonianza della vicinanza delle istituzioni, nella tradizione dell’approccio della commissione, che – ha ricordato ancora Tofani – ha scelto di visitare sul territorio, nelle varie aprti d’Italia, nel corso della sua attivita’, le strutture deputate alla sicurezza.

Tofani ha infine sottolineato come l’aspetto piu’ importante emerso nel corso di tale capillare ricognizione e’ la disomogeneita’ a livello territoriale nell’applicazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

”E’ un fatto inammissibile, ma difficilmente superabile senza un punto, un’istituzione di riferimento comune capace di dare indicazioni e interpretazioni univoche” ha aggiunto Tofani.

Questo pone un problema sotto il profilo costituzionale, attinente alle competenze tra Stato e Regioni. Toccare tale aspetto, anche di fronte all’evidenza che la conferenza Stato-Regioni non e’ si e’ dimostrata capace di agire come luogo di sintesi, e’ molto complesso. ”Meglio allora insistere per l’applicazione della legge che gia’ da tempo prevede l’istituzione di un’Agenzia capace di dettare regole uniformi su tutto il territorio” osserva il presidente della commissione.

Alla Giornata parteciperanno tra gli altri anche il ministro del Lavoro, Fornero, della Salute, Balduzzi, dell’Istruzione, Profumo, il commissario straordinario dell’Inail, De Felice, il presidente dell’Inps, Mastrapasqua, il presidente della conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Provincie autonome, Vasco Errani, il presidente dell’Anmil, Franco Bettoni.

FONTE ASCA.IT

IL COMMENTO

IL COMMENTO

La Commissione ha fatto senz’altro un lavoro di analisi accurato ma la cura proposta appare per molti aspetti rozza e semplicistica.
L’illusione che vi sia una soluzione organizzativa alla disomogeneità e al provincialismo con  la centralizzazione del comando e delle regole “uniformi” sul territorio nazionale è il sintomo grave della regressione della cultura istituzionale in atto.

Ma su quali basi, su quale strategia si baserebbe la “mission” dell’Agenzia quando sappiamo che da anni non c’è stata e non c’è ora una strategia nazionale, una programmazione seria con obiettivi chiari  e misurabili in materia di salute e sicurezza sul lavoro ?
Se  alcune  Regioni hanno lavorato male e in alcuni casi non hanno fatto neppure il minimo “etico” in materia di salute e sicurezza questo è avvenuto anche poichè dai governi non vi è mai stata, dopo il maldestro tentativo di “Carta 2000″, la elaborazione di una strategia nazionale credibile  in materia di salute e sicurezza.

Come si riesce ad immaginare che la costruzione dello strumento ” Agenzia” possa sostituire la scelta di elaborare una strategia poliennale su questa materia ?

Sono gli obiettivi chiari di una strategia  e i compiti che ne derivano  a tutti i livelli dello stato, che plasmano le forme organizzative del sistema di prevenzione: la scelta del sistema a rete  decentrato a livello regionale e territoriale è funzionale al lavoro per obiettivi poichè alimenta la responsabilizzazione verso il basso. Peccato che quando vengono definiti obiettivi questi sono in gran parte non sostanziali ma formali e burocratici. Si contano il numero delle ispezioni ma non c’è una serie riflessione su cosa si va a fare nelle aziende….

Abbiamo già scritto che il modello Agenzia “progettato” sulla base di esigenze di potere da ristretti gruppi romani, senza un’analisi della complessità del tema e della necessità d’integrazione tra il livello territoriale, regionale ed un’istanza autorevole dal punto di vista scientifico e tecnico a livello nazionale-europeo,   il rischio di fare un ENPI postmoderno, lontano dai processi reali e sostanzialmente inutile,  diviene molto reale.

vedi l’articolo L’Agenzia fuori tempo massimo.

Ma diciamo la verità: il problema non è il “modello organizzativo” se ora il sistema di prevenzione in materia di salute e sicurezza nel lavoro è ridotto abbastanza male sia a livello territoriale sia a livello nazionale.

Le cause sono diverse ma si possono riassumere nel fatto che la tematica della salute e della sicurezza dei lavoratori è stata scientemente declassata a tematica “morale”: innumerevoli sono stati i rinvii in questi anni da parte del governo centrale per quanto attiene l’applicazione delle norme, mentre in parallelo  si moltiplicavano  Autorevoli Appelli Morali per interventi sostanziali sulla materia nelle occasioni di gravi incidenti sul lavoro.

Non dimentichiamo che il Ministro del Lavoro precedente predicava la “complicità” tra lavoratori e impresa e l’attuale Ministro  è troppo affascinata dalla ricerca di  strategie per i licenziamenti “facili” per pensare al tema della salute e della sicurezza dei lavoratori..

Le associazioni datoriali che denunciano da tempo  la difformità delle regole applicate a livello decentrato dalle ASL  sono le stesse che sono  in prima fila a livello delle regioni a fare “lobbing” per chiedere deroghe o applicazioni particolari e  “temperate” delle norme. Per favore non scherziamo su questi temi.

Vi è un problema di credibilità della classe dirigente anche su questo tema: non basta più estrarre il coniglio “Agenzia” dal cappello magico, occorre un impegno sostanziale a ripensare in modo sistemico la materia della funzione di vigilanza e di sorveglianza sanitaria da parte della pubblica amministrazione.

Non è la mancanza di un’Agenzia il problema, c’entra il fatto che gli ispettori delle Asl anche quelli delle DPL per i cantieri continuano ad andare nelle aziende con un metodo d’intervento anacronistico che poteva andare bene quando non erano in uso sistemi di gestione della sicurezza sofisticati, certificazioni più o meno attendibili, e a volte,  patacche spacciate per SGSSL o MOG.

Questo è il livello di difficoltà  cui deve fare fronte l’ispettore della ASL che è formato per la ricerca dei reati  e non per la verifica della  validità o efficacia dei sistemi di gestione salute e sicurezza da effettuarsi  tramite un audit di sicurezza  con le conseguenti prescrizioni nel caso si riscontrino manchevolezze.

Prima di parlare di Agenzia occorre ripensare i contenuti e l’organizzazione del lavoro degli ispettori che vanno riqualificati a questo livello operativo.

Lo scontro di competenze tra stato e regioni è un falso problema, il problema vero è il fatto che in questi anni non vi è stata  un’adeguata riprogettazione del lavoro degli operatori dei servizi di prevenzione alla luce delle trasformazioni organizzative e gestionali delle imprese.

Se non vengono affrontati da subito i temi delle funzioni e delle modalità operative della vigilanza e del suo significato in quest’epoca trasformando il lavoro degli ispettori in un lavoro di qualità e all’altezza dei tempi, l’argomento Agenzia diventa la via di fuga per parlare della scatola e non dei suoi contenuti.

Ripeto, il lavoro della Commissione è stato molto importante, gli orientamenti nelle indicazioni delle priorità su cui si discuterà in questo Convegno del 25 giugno  appaiono invece per molti aspetti forzati e fuorvianti.

Bologna 18 giugno 2012

Gino Rubini, editor di http://www.diarioprevenzione.it

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