Articolo 14 del DL5/2012. Una buona notizia, il governo fa un passo indietro, ma non possiamo essere “tranquilli”


Articolo 14 del DL5/2012. Una buona notizia, il governo fa un passo indietro, ma non possiamo essere “tranquilli” 

Una buona notizia. Un emendamento al decreto semplificazioni approvato dalle commissioni Affari costituzionali e Attività produttive cambia la prima impostazione dell’art. 14, che avrebbe limitato i controlli. Pdl e Terzo polo hanno votato no, la Lega si è astenuta…

Un passo indietro, per il momento un arretramento forse tattico, ma non bisogna abbassare la guardia: l’ideologia che i controlli pubblici siano un elemento di freno alla “crescita” è ancora fortissima sia nella compagine ministeriale sia nelle associazioni datoriali. Solo lo stile insipiente e sguaiato della scrittura dell’art.14 ha messo in difficoltà le forze tardo liberiste che hanno chiaramente dimostrato che  vogliono spazzare via lo strumento dei controlli pubblici in materia di salute e sicurezza nel lavoro e per l’ambiente.

 Si deve discutere seriamente come migliorare la qualità, la quantità , la frequenza e la distribuzione dei controlli pubblici. Questi sono i temi che gli addetti ai lavori debbono affrontare. Il movimento di contestazione di queste ore ha impedito un colpo di mano per fortuna  maldestro e male progettato. 

Occorre elaborare da parte degli operatori della prevenzione una proposta di affinamento e di miglioramento qualitativo dello strumento dei controlli che sia all’altezza di questa fase complessa di trasformazioni dei modelli di valutazione e  gestione dei rischi adottati dalle imprese.
 Abbiamo già detto  da tempo che i controlli dovranno trasformarsi da  semplici verifiche di conformità alle norme a forme  di audit sulla effettiva efficacia dei modelli organizzativi adottati dalle aziende per la gestione e il governo preventivo dei rischi.

Un percorso difficile che richiede una rivoluzione copernicana nei modi e nelle tecniche della vigilanza che dovrà essere in grado di confrontarsi alla pari sul piano tecnico e scientifico  con staff e consulenti aziendali rispetto ai modelli gestionali adottati e alla effettiva gestione del rischio.

 Nessuno può dormire sugli allori, occorre immaginare e promuovere nuove metodologie di analisi organizzativa dell’impresa nella valutazione e gestione dei rischi al fine di misurarne l’efficacia e sanzionare le negligenze e le imperizie quando vengano rilevate. Questo è il punto d’arrivo di un percorso tutto da costruire per una “innovazione” dei controlli pubblici in materia di salute e sicurezza nel lavoro e per la sicurezza ambientale: il governo “tecnico” Monti non ha lo spessore culturale e politico e il tempo per affrontare una vera riforma di questa portata… la scorciatoia e  il pasticcio  confezionati con l’art.14 ne sono la riprova. L’impreparazione e la mancanza di un progetto chiaro in materia riguarda anche le forze progressiste e il sindacato.

La vasta comunità tecnico scientifica che opera nel campo della prevenzione può, a mio parere dovrebbe, sviluppare un’autoriflessione seria sui modelli organizzativi e sulle metodologie che stanno alla base del proprio operare quotidiano e interrogarsi sulle possibilità di sviluppo e miglioramento del proprio modo di lavorare. Questa iniziativa di autoriflessione sul proprio lavoro che gli ispettori dei vari Enti dovrebbero mettere in cantiere è tanto più necessaria in questa fase di crisi in quanto vi è un tentativo palese da parte dei tardo liberisti di delegittimare anche professionalmente gli operatori del servizio pubblico presentadoli non come una risorsa ma  come un impedimento alla libera attività dell’impresa. 

Non vi è molto tempo per riprendere l’iniziativa in mano e sviluppare un percorso positivo teso a rigenerare autostima professionale degli operatori che svolgono le funzioni di vigilanza con un incremento delle competenze e con una corretta definizione del ruolo professionale tecnico e scientifico che non deve di essere di qualità inferiore rispetto ai professionisti che operano per e nelle aziende.

La stella polare, il punto di riferimento che dobbiamo avere ben chiaro è rappresentato dal fatto che per tutelare bene i lavoratori e le lavoratrici si richiede che il sistema dei controlli pubblici non venga messo in un angolo e/o silenziosamente smantellato in nome del fatto che sarebbe un intralcio per la crescita del paese.

Al contempo occorre che vi sia un investimento strategico in formazione e ricerca del personale addetto alle funzioni di vigilanza  per innovare procedure e metodologie d’intervento che siano all’altezza della complessità organizzativa dei sistemi d’impresa attuali. 

Questi sono a mio parere i compiti che attendono coloro che a diverso titolo si occupano della governance delle relazioni tra stato e sistema delle imprese con l’obiettivo della qualificazione della struttura produttiva e al contempo della tutela dei beni comuni tra i quali c’è il patrimonio di salute degli umani che lavorano e dell’ambiente.

Gino Rubini, editor di http://www.diario-prevenzione.it


 07/03/2012

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