DSM5 E FALSI POSITIVI


Cari colleghi,

Allen Frances, capo della task force del DSM-IV, è appena tornato negli Stati Uniti dopo aver tenuto alcuni seminari in Italia nei quali ha parlato delle sue critiche alle proposte del DSM-5, previsto per il 2013. Mi ha chiesto il favo
re, e lo faccio volentieri, di diffondere in Italia la notizia che pochi giorni fa alcune associazioni americane hanno deciso di iniziare una grande raccolta di firme, su scala mondiale, per chiedere alla task force del DSM-5 di ritirare alcune delle proposte fatte. Queste proposte del DSM-5 possono far aumentare esageratamente alcune diagnosi psichiatriche (quindi creare moltissimi “falsi positivi”), con risultato che non solo si distorcerebbero i dati epidemiologici ma soprattutto a molti cittadini verrebbero prescritti farmaci non necessari e a volte pericolosi (è fin troppo evidente in questa operazione l’interesse delle case farmaceutiche, che condizionano pesantemente la cultura e la pratica della psichiatria).

Sarebbe troppo lungo qui entrare nel dettaglio di quali sono le proposte diagnostiche discutibili del prossimo DSM-5. Si può solo accennare a quella di “Sindrome da rischio psicotico”, per cui molti giovani potrebbero essere etichettati in questo modo e ricevere gli antipsicotici atipici che, oltre a essere molto costosi, possono provocare aumenti di peso (e tra l’altro pare che non diminuiscano il rischio di schizofrenia). Oppure si pensi all’ampliamento dei criteri della Depressione Maggiore che vorrebbe includere aspetti del lutto, per cui, per così dire, a molte persone verrebbe tolta la legittimità di essere tristi (con tutti gli aspetti adattivi e di “salute mentale”), verrebbero etichettate come “depresse” e riceverebbero farmaci antidepressivi (peraltro di poca efficacia, come è emerso da molte ricerche controllate), senza contare che già l’11% della popolazione americana li assume (una percentuale impressionante, che fa pensare che vengano prescritti anche a molti che non ne hanno bisogno). Oppure si pensi al Binge Eating, anch’esso ampliato nei criteri, e così via. In generale, insomma, il DSM-5 abbasserebbe molto la soglia di molte diagnosi. Le implicazioni sociologiche ed economiche di questa problematica sono fin troppo ovvie che non c’è bisogno di menzionarle.

La campagna che Frances assieme a Bob Spitzer (che era stato capo della task force del DSM-III) e altri sta conducendo contro la bozza del DSM-5 ha ottenuto alcuni effetti ma non è ancora riuscita a far modificare in modo sostanziale gli aspetti più pericolosi del DSM-5, ed è per questo che è stato deciso di fare una petizione. L’idea è che, se molti membri della professione protestano contro questa bozza, gli autori del DSM-5 temano che il manuale poi venda poco o non venga seguìto, e che questa loro paura possa indurli a fare delle modifiche.

La petizione è stata promossa innanzitutto da alcune Divisioni della American Psychological Association: la Division 32 (Society for Humanistic Psychology), la Division 27 (Community Psychology), la Division 49 (Society for Group Psychology and Psychotherapy), e poi dalla Association for Women in Psychology, dalla Society for Descriptive Psychology, ecc., e anche da associazioni di altri paesi.

Per firmare la petizione occorre andare alla pagina web

http://www.ipetitions.com/petition/dsm5/#sign_petition

e scorrerla fino in fondo dove c’è il modulo per firmare. In questa pagina vi è una “Open letter” che illustra in modo abbastanza dettagliato alcuni problemi del DSM-5. Per chi non legge l’inglese, in italiano è uscita una anticipazione di questo dibattito a pp. 247-262 del n. 2/2011 di Psicoterapia e Scienze Umane, con interventi di Bob Spitzer e Allen Frances (“Guerre psicologiche: critiche alla preparazione del DSM-5”). L’annuncio del seminario che Frances ha tenuto a Bologna il 22 ottobre scorso, organizzato dalla rivista Psicoterapia e Scienze Umane in collaborazione con la AUSL di Bologna che lo ha inserito all’interno della “Settimana della Salute Mentale”, è alla pagina web:

http://www.psicoterapiaescienzeumane.it/Frances_22-10-11.htm (a questa pagina è linkata una intervista di Frances apparsa sul Corriere).

La bozza del DSM-5 è all’indirizzo Internet http://www.dsm5.org/

Grazie per l’attenzione.

Paolo Migone

Condirettore di Psicoterapia e Scienze Umane

http://www.psicoterapiaescienzeumane.it/

www.ipetitions.com

Society for Humanistic Psychology, Division 32 of the American Psychological Association, in alliance with Society for Community Research and Action: Division of Community Psychology (Division 27 of APA), Society for Group Psychology and Psychotherapy (Division 49 of APA), and The Association for Wo…

30/10/11 – CLAUSOLA SOCIALE: CATRICALÀ, GARANTE DELLA ‘CONCORRENZA’ SULLA PELLE DEI FERROVIERI


30/10/11 – CLAUSOLA SOCIALE: CATRICALÀ, GARANTE DELLA ‘CONCORRENZA’ SULLA PELLE DEI FERROVIERI

Con idee da signorotto medioevale sostiene che la norma sui contratti, pone ostacoli e introduce ambiguità nella liberalizzazione settore
Comportandosi come un ‘signorotto’ medievale che ignora di vivere in uno Stato unitario, Antonio Catricalà, garante della concorrenza e del mercato, vorrebbe un mondo del lavoro diviso per feudi in cui vince il più potente e prepotente.
Secondo questo campione di liberismo, infatti la norma contenuta nell’art.8 della manovra economica, in materia di contratti collettivi di lavoro nel settore ferroviario, «introduce elementi di ambiguità nella disciplina del settore che di per sé costituiscono un ostacolo al processo di liberalizzazione». Invece di chiedere al Parlamento di estendere il principio della parità contrattuale a parità di lavoro a tutti i settori,
Catricalà si accanisce contro un comparto, quello ferroviario, che non può essere soggetto al ricatto della ‘delocalizzazione’ per l’intrinseca inamovibilità della produzione. La ‘loro’ soluzione a questo ‘sgradevole inconveniente’ si risolverebbe con l’abbassamento delle tutele – in casa – aprendo la corsa al ribasso delle condizioni di lavoro. Quello che per tutti i lavoratori e le persone di buon senso, appare una conquista di civiltà e di stimolo per le imprese a fare meglio – cioè partire da condizioni contrattuali uguali per lavorazioni uguali e orientare così gli imprenditori verso innovazione e miglioramento dell’organizzazione e delle tecniche di produzione – per il nostro ‘garante’ al contrario, «applicare i contratti collettivi nazionali di settore anche con particolare riguardo alle condizioni di lavoro del personale» sarebbe una norma da abrogare «alla luce degli inconvenienti che la disposizione pone». Nella sua delirante visione socioeconomica, tutta rivolta agli interessi di padroni e padroncini, riesce addirittura a dire che «l’imposizione per legge di presunte maggiori tutele del lavoro, oltre a ostacolare la concorrenza, rischia di produrre l’effetto non voluto – minaccia Catricalà – di far perdere definitivamente il posto di lavoro a coloro che sono stati assunti dalle nuove imprese e impedisce di crearne di nuovi».

Non lo ha detto al bar dopo una bevuta con gli amici ma durante un’audizione alla commissione Trasporti della Camera. La nuova norma che fa riferimento – al singolare – ad un ‘contratto di settore’ per le imprese che viaggiano sulla rete Rfi, richiama ovviamente quello oggi applicato dalle FS, dominante per peso economico, industriale e numero di addetti poiché l’altro, quello degli autoferrotranvieri riguarderebbe solo una minoranza di lavoratori – addetti al trasporto locale, utilizzati sulla rete Rfi – e di produzione servizi.

La partita è aperta, questa norma è controcorrente – e per certi aspetti inspiegabile – data la politica estremamente anti operaia e iperliberista seguita da duetto Sacconi-Berlusconi. Sono anni che i sindacati perseguono questo obbiettivo per accompagnare la liberalizzazione del settore che altrimenti ci farebbe un salto all’indietro di oltre un secolo e ci riporterebbe ad una pericolosa giungla ferroviaria, sul piano sociale, sindacale e della sicurezza. Mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza è la condizione per agevolare i migliori e non favorire i peggiori: una norma profondamente giusta che abbiamo il dovere di far rispettare perché contiene in sé un irrinunciabile principio di equità e giustizia sociale. fonte www.inmarcia.it

COMMENTO

Il Sig.Catricalà vuol mettere in discussione contratti e stipendi dei ferrovieri. Il Garante della Concorrenza, in un ruolo che non ha concorrenti, porta a casa la cifretta di 512.900 euri all’anno. Non lo abbiamo eletto ma lo paghiamo noi con le tasse.Fa parte della casta dei manager neoliberisti “servitori del pubblico” ma prima di tutto al servizio di se stessi . editor

vedi fonte lettera43