MANOVRA DEVASTANTE PER IL PATRIMONIO DI SALUTE E PER LA COMPETITIVITA’ DEL SISTEMA PAESE


MANOVRA DEVASTANTE PER IL PATRIMONIO DI SALUTE E PER LA COMPETITIVITA DEL SISTEMA PAESE

E’ in corso il rientro dalle ferie, tra pochi giorni vi sarà l’impatto con la  dura realtà. Migliaia di lavoratori dovranno rifare ” i conti” in relazione ai tagli al welfare  della manovra del governo. Altri, purtroppo molti, dovranno pure misurarsi con le difficoltà aziendali, cassa integrazione speciale in via d’esaurimento e mobilità. Molti di loro sono rimasti a casa perchè sono senza soldi.

Questo è il contesto in cui si trovano molte centinaia di migliaia se non milioni di persone in questa fine d’agosto.

La “manovra” avviene con un avanzare di proposte che poi vengono ritirate o contraddette poche ore dopo: è esemplare la vicenda della proposta del contributo di “solidarietà” che scompare per non dispiacere ai ricchi.

Ripiove sul bagnato, a pagare saranno quelli che sono abituati a fare i sacrifici, gli evasori continueranno ad evadere…

In questo quadro vorremmo tracciare uno scenario per quanto approssimativo su quali saranno gli effetti sulle politiche sanitarie e di prevenzione, tema del quale ci occupiamo in questo portale.

Per quanto attiene le politiche sanitarie, la misura dei ticket avrà un effetto di “razionamento” delle prestazioni ambulatoriali e specialistiche.

Le cure odontoiatriche verosimilmente subiranno una ulteriore contrazione per la minore quantità di soldi disponibili per curarsi.

Torneremo a vedere persone di mezz’età senza denti come negli anni 50. E tutti sappiamo cosa vuol dire per la salute di una persona la cattiva masticazione..

Vi sarà poi un incremento dei disoccupati derivante dall’innalzamento dell’età pensionabile, migliaia di persone  troppo “vecchie” per corripondere alle esigenze delle aziende e ancora troppo “giovani” per usufruire del trattamento pensionistico. Una massa di “incollocabili” che ora ammonta a circa un milione e mezzo che crescerà ancora; ma questo non sembra preoccupare l’ex socialista Sacconi tutto proteso con l’art.8 della manovra a togliere la giusta causa di licenziamento.. (1)

Il patrimonio complessivo di salute della popolazione subirà un ulteriore impoverimento proprio perche le persone ricorreranno alle cure mediche solo quando non ne  potranno fare a meno , ovvero quando le patologie saranno acute e/o cronicizzate. In questo scenario si ripeterà anche l’affollamento degli ambulatori dei Pronto Soccorso con un abuso dell’utilizzo della medicina d’emergenza per aggirare il ticket.
L’offerta delle assicurazioni sanitarie integrative private  comincerà a presentarsi più aggressiva per offrire bouquet di prestazioni non più coperte adeguatamente dal SSN.

Sarei per davvero contento se questa rappresentazione di scenari prossimi venturi fosse sbagliata, temo che in parte o in tutto questo è quello che ci attende.

Gli effetti della manovra sul patrimonio di salute della popolazione saranno rilevati dalle ricerche epidemiologiche solo fra qualche lustro, ammesso che vi sia ancora, tra qualche tempo,  una decente presenza di ricerca epidemiologica finanziata nell’ambito dei Dipartimenti di sanità pubblica delle Ausl. Tra le vittime dei tagli vi è certamente l’epidemiologia,  disciplina da sempre invisa al potere, allorquando la ricerca epidemiologica sia fatta con onestà e con metodo.

E’ abbastanza ovvio che una popolazione con un patrimonio di salute deteriorato sarà  meno competitiva nel lavoro e nelle attività produttive, nella produzione di ricchezza.

Oltre a fare stare male le persone e le famiglie la cattiva gestione del patrimonio di salute della popolazione produce miseria. Ma questa consapevolezza pare essere al di fuori della rozza preparazione economicistica a impronta neoliberista dei vari Tremonti e Brunetta e amichetti di merende.

Non dimentichiamo infatti che il Tremonti qualche tempo fa  ha affermato : ” Dobbiamo rinunciare ad una quantita’ di regole inutili: siamo in un mondo dove tutto e’ vietato tranne quello che e’ concesso dallo Stato’ e ancora  ‘robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci. L’Ue e l’Italia si devono adeguare al mondo'”.

I vari ministri di questa compagine governativa non sono degli “statisti” di valore, in grado gestire la “res pubblica” con una visione strategica, con  riferimenti strategici come la promozione del patrimonio di salute e d’istruzione  della popolazione, della cultura per il futuro.

Sono piccoli personaggi burocratici  funzionali a  realizzare il disegno neoliberista di abdicazione delle funzioni dello stato a favore del mercato, a realizzare  la cancellazione delle politiche di welfare e di sviluppo umano.

Non c’è bisogno di ricordare l’operato della Gelmini per la scuola  o le esternazioni esagitate del Brunetta contro i pubblici dipendenti per “fare il punto” sul rischio di regressione e d’implosione delle istituzioni pubbliche.

In questo contesto va allocato anche il sottosistema della valutazione e gestione dei rischi nei luoghi di lavoro.

La spinta propulsiva degli anni ‘ 70 e ’80 che aveva permesso di fare passi da gigante nell’ambito della salute e sicurezza nel lavoro  è da tempo venuta  a meno.

La motivazione di base di quella spinta era legata anche e sovrattutto dall’impegno politico trasversale di realizzare una società più giusta anche per quanto riguarda le condizioni di salute. L’obiettivo della stessa Riforma Sanitario del 1978 era quello  di ridurre le differenze e le diseguaglianze in materia di salute tra chi era esposto ai rischi da lavoro e chi viveva condizioni privilegiate.

Il tema delle differenze di salute e di aspettative di vita in relazione alle professioni svolte e alle condizioni di vita era allora oggetto di ricerche  accurate, ora questi item di ricerca non sono più in agenda da qualche tempo.

I risultati di quelle politiche sono stati straordinari, milioni di persone hanno potuto vivere in salute fino ad un’età che era inimmaginabile per i loro padri e per le generazioni precedenti.

E’ cambiata la mission dello stesso comparto che interviene in materia di salute e sicurezza, dai medici competenti ai consulenti tecnici per la sicurezza ai cosìdetti formatori “patentati” a insegnare la sicurezza.

Nei fatti la “mission” prevalente, non scritta, per l’esercito di consulenti delle imprese è divenuto in molti casi un intervento di “protezione” legale delle imprese rispetto alle responsabilità civili e penali in materia di gestione dei rischi.

La questione salute dei lavoratori collegata alle condizioni lavoro è divenuta off topics, un argomento tabù.

La progettazione ergonomica del posto di lavoro è argomento teorico su cui dare un qualche esame alle scuole di specializzazione …. In buona sostanza la deriva  rispetto ad una gestione “minimalista” del tema salute rispetto ai rischi lavorativi è in atto da tempo da ben prima della crisi.
E’da tempo che non esiste una strategia istituzionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

La presenza delle Aziende Ausl sul campo della prevenzione è avvenuta in questi anni con uno sforzo in particolare degli operatori che hanno continuato a svolgere il proprio lavoro in condizioni sempre più diffcile e con risorse sempre più scarse. Tralasciamo in questo articolo le responsabilità del governo e in fattispecie del pessimo  Ministro Sacconi che ha in testa un modello di “sussidiarietà” che prevede nella sostanza il fatto che la vigilanza in  materia di gestione dei rischi  sia totalmente delegata ad una struttura ibrida composta da Inail e dalle DPL ( il cosìdetto polo della prevenzione ) e sia sottratta alle Aziende USL che sono invece le prime strutture istituzionali di prossimità interessate al mantenimento in salute della popolazione che lavora.
Sarebbero, secondo Sacconi, che non ha più un euro per il finanziamento ,  gli  Enti bilaterali a svolgere una funzione di sussidiarietà rispetto all’uscita della Pubblica Amministrazione  dal campo della tutela della salute dei lavoratori a garantire la promozione di buone pratiche ….

I servizi di prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro sono ora per davvero a rischio di essere ridotti ai minimi termini operativi con la semplice pratica dei tagli degli organici e delle risorse per l’operatività.

Questo è il primo argine da porre rispetto agli impatti previsti dalla manovra tesa a destrutturare il ruolo della pubblica amministrazione nella tutela del “bene comune”, il  patrimomio di salute della popolazione che vive del propio lavoro.

L’ideologia neoliberista che è il  faro di questa sottospecie di governo è in grado solo di produrre devastazioni : in tre anni vi sono già stati interventi di “correzione ” dei conti pubblici per oltre 200 miliardi di euro con la conseguente riduzione dei diritti delle persone, la distruzione del welfare, ora la nuova manovra porterà ulteriori tagli e soppressione delle funzioni dello stato nella tutela dei beni costituzionalmente protetti come la salute.

Nei tre anni precedenti questo governo ha fatto politiche economiche che hanno favorito i privilegiati e le grandi ricchezze a discapito degli interessi del paese, ora con questa manovra persevera nella difesa dei privilegi.

Per questi motivi bene ha fatto la Cgil a sostenere con la proclamazione dello sciopero generale del 6 di settembre l’opposizione sociale ad una manovra ingiusta e devastante che  “mette le mani” non solo nelle tasche ma anche  sui diritti fondamentali dei cittadini che vivono del proprio lavoro.

Note

(1) Vedi il sito della Associazione ATDAL

—-

Gino Rubini, editor di http://www.diario-prevenzione.it

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